“Agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di
rivedervi crescere sereni e protetti”: lo ha voluto spiegare
nella lettera che ha dettato dall’ospedale Chiara Mocchi, la
professoressa accoltellata mercoledì da un suo studente a scuola,
davanti ad altri alunni.
“Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta,
verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare
accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica,
come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non
saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori”.
Lo ha osservato Chiara Mocchi, la Prof accoltellata ieri a Trescore
balneario, in una lettera dettata dal suo letto di ospedale.
“Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò.
Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere.
Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei
loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta
il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande. A tutti
voi, dal profondo del cuore: grazie. Grazie per avermi salvata,
sorretta, pensata, custodita. Grazie per darmi la forza di
guardare avanti, non indietro, e soprattutto il sogno di
potercela fare ancora”

















