Da alcuni anni Umberto Bossi non partecipava più al raduno sul pratone di Pontida, che è comunque rimasto l’appuntamento più importante dell’anno per la Lega. E
non è un caso che proprio nell’abbazia del comune bergamasco la
famiglia del senatur abbia deciso di far celebrare il suo
funerale. Un addio simbolico là dove tutto ebbe inizio o quasi,
e dove il popolo della Lega non ha mai mancato di fargli sentire
tutto il suo affetto.
Pontida “la mia festa” l’aveva definita nel 2004 quando,
ancora alle prese con i postumi dell’ictus, aveva deciso di
rimandare la manifestazione. Una attesa che era valsa la pena a
giudicare dall’abbraccio dei partecipanti al suo arrivo sul
palco l’anno seguente, nel giugno 2005. “Sapevo di non essere
solo” aveva detto salendo sul palco al termine di “un anno
difficile”.
Tutto iniziò il 25 marzo 1990, quando Bossi con uno stuolo di
leghisti marciò verso Pontida in occasione della rievocazione
storica del giuramento del 1167 che fecero i Comuni del Nord che
si opponevano a Federico Barbarossa creando la Lega Lombarda. E
il 20 maggio ottocento eletti nei Comuni pronunciarono nella
piazza davanti all’abbazia il loro giuramento. Da 36 anni, il
raduno si è trasformato in uno degli appuntamenti identitari del
Carroccio, svolto nel pratone con accanto la scritta ‘Padania
libera’. Un appuntamento come quello del rito dell’ampolla alla
sorgente del Po, sul Monviso, e la conclusione della festa del
Po a Venezia.
Quando Bossi ebbe l’ictus l’11 marzo 2004, fu a Pontida,
nell’abbazia dove saranno celebrate le sue esequie, che si
ritrovarono i militanti in preghiera, con loro anche Silvio
Berlusconi. Un legame così forte che l’anno dopo al leader del
Carroccio venne anche data la cittadinanza onoraria del Paese
che conta meno di 3500 abitanti, e che proprio grazie a Bossi e
al raduno nel pratone è conosciuto in tutta Italia.


















