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Iran, Ottolenghi “Non è escluso un collasso del regime, tra attacco esterno e rivolte”

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 di Lucia Rotta

ROMA (ITALPRESS) – Non è da escludersi “un collasso del regime iraniano, specie considerando che si trova non solo sotto attacco esterno, ma anche con una rivolta strisciante e solo parzialmente soffocata nel sangue”. E’ l’opinione di Emanuele Ottolenghi, senior advisor di 240 Analytics, piattaforma di elaborazione dati per identificare potenziali metodi di finanziamento del terrorismo.

“Difficile prevedere, per ora, quanto possa durare il conflitto: gli obiettivi degli Stati Uniti sono chiaramente ambiziosi – il crollo del regime soprattutto”, ha spiegato Ottolenghi intervistato dall’agenzia Italpress. “Tuttavia, come nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025, sorprende lo scarso livello di preparazione del regime, che nelle prime ore di guerra ha perso parte della sua leadership, ha dimostrato di non aver potuto ricostituire le sue difese antiaeree, ha già perso la supremazia dei cieli, e ha attaccato tutti i paesi limitrofi, compresi quelli con cui aveva rapporti amichevoli come l’Oman, il Qatar e l’Iraq”, ha aggiunto.

La seconda ondata di attacchi, sottolinea Ottolenghi, ha colpito molti altri leader e sta sistematicamente smantellando le strutture di comando e controllo di esercito e pasdaran. “Non è da escludersi quindi un collasso del regime, specie considerando che si trova non solo sotto attacco esterno, ma anche con una rivolta strisciante e solo parzialmente soffocata nel sangue”, ha proseguito.

La strategia iraniana, secondo l’esperto, per ora sembra mirata a “scatenare l’inferno” lungo il litorale arabo del Golfo, cercando anche di chiudere lo stretto di Hormuz. “Hanno sparato più proiettili contro gli Emirati Arabi Uniti che contro Israele nelle prime 24 ore di guerra. Ma è una strategia che credo gli si stia rapidamente girando contro: intanto perché gli Usa hanno certamente previsto questa possibilità e si concentreranno a neutralizzare le forze navali iraniane; e poi perché, politicamente, l’aggressione iraniana contro Arabia Saudita, Bahrain, Emirati, Giordania, Oman e Qatar non ha fatto altro che togliere a questi Paesi le ultime esitazioni e spingerli ad allinearsi solidalmente a fianco degli Usa”, ha osservato.

Entro le prossime 72 ore, ha ancora dichiarato Ottolenghi, il quadro dovrebbe farsi più chiaro. “Intanto, dopo quattro giorni di guerra sapremo se la strategia di decapitazione della leadership ha raggiunto o sta raggiungendo gli obiettivi di incapacitazione del regime. Le operazioni contro le difese antiaeree, le rampe per i missili e l’infrastruttura del programma missilistico dovrebbero anch’esse mettere la Repubblica Islamica in condizione di non nuocere. Se le successive ondate di attacchi congiunti israeliani e statunitensi completeranno questi obiettivi, allora rimarrebbe da colpire solo quanto resta del programma nucleare”, ha osservato il senior advisor.

Resta l’incognita dei gruppi gregari – Hezbollah, gli Houthi, Hamas e le milizie irachene. “Queste ultime sono state già mobilitate contro obiettivi militari Usa in Iraq, ma con scarsi risultati. Per ora, Hezbollah e gli Houthi stanno a guardare. Sono stati fortemente indeboliti da Israele negli ultimi 28 mesi, e specie Hezbollah rischia molto, in un contesto domestico oggi fortemente ostile, attirando su di sé l’attenzione dell’aviazione israeliana”, ha ancora spiegato Ottolenghi. “Questi gruppi sono però sempre stati parte della dottrina di difesa iraniana. Potremmo vederli presto uniti a difendere il loro sponsor, e potremmo anche aspettarci un loro ruolo in attacchi asimmetrici. In altre parole: terrorismo”, ha concluso.

-Foto staff Ottolenghi-
(ITALPRESS).

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