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ROMA (ITALPRESS) – Il vero obiettivo dell’attacco israelo-statunitense all’Iran è quello di dare un colpo al regime e “verosimilmente assecondare un cambio di orientamento, il che non vuol dire cambiare il regime in toto“. E’ l’opinione di Giorgio Cuzzelli, docente di Sicurezza e studi strategici all’Università Lumsa di Roma, intervistato dall’agenzia Italpress.
“Si trattava di indurre la leadership iraniana a più miti consigli per arrivare, evidentemente, a un negoziato. Lo strumento militare che è attualmente in campo, essenzialmente di tipo aeronavale, non è uno strumento in grado di sostenere uno sforzo di lunga durata e soprattutto non è in grado di sostenere uno sforzo risolutivo. Per fare quello ci vogliono delle truppe, uomini a terra, cosa che né gli Stati Uniti né altri hanno la minima intenzione di fare”, ha proseguito Cuzzelli che ipotizza “trattative sottobanco portate avanti da tempo”, con parti della leadership iraniana “che potrebbero tentare di orientare diversamente la politica del loro Stato”.
Secondo il docente della Lumsa, per seguire l’andamento della situazione occorre innanzitutto vedere quanto gli attacchi israeliani e americani saranno in grado di indebolire il regime.
“Per il momento ci stanno riuscendo benissimo”, ha commentato, aggiungendo che l’attacco potrebbe durare “forse una settimana, 10 giorni” contro un avversario decisamente fiaccato nella sua struttura difensiva. “La teocrazia iraniana si è costruita negli anni una difesa ‘a distanza’ per garantire la sicurezza del Paese al di fuori delle proprie frontiere, attraverso tre capisaldi”, ha spiegato Cuzzelli.
“Il primo è il perseguimento di una capacità nucleare, e questa capacità, verosimilmente, non si realizzerà mai più. Il secondo caposaldo è la disponibilità di armi a lungo raggio, sostanzialmente missili e droni. Adesso li ha utilizzati, ma non nei numeri che avevamo visto in occasione della cosiddetta guerra dei 12 giorni a giugno, perché questa volta c’è stata un’incredibile preparazione ‘antimissile e antidroni’ da parte degli Stati Uniti e degli israeliani”, ha proseguito il docente della Lumsa.
“La terza linea di difesa è rappresentata dai proxy, dagli agenti di prossimità che per conto dell’Iran avevano l’intento di portare ‘offesa ai nemici’ lontano dalle frontiere del Paese. Ma anche lì è rimasto molto poco. Hezbollah è stato sostanzialmente neutralizzato, quanto meno per il momento, da una serie di attacchi preventivi israeliani nella parte meridionale del Libano che durano ormai da settimane. Hamas è ridotto ai minimi termini, e credo che stia combattendo una battaglia disperata per sopravvivere contro la sua stessa popolazione, che probabilmente non ne vuole più sentire parlare. Riguardo agli Houthi, non hanno le forze e i mezzi per bloccare sul lungo periodo lo stretto di Hormuz. Uno sforzo, questo, che al momento non è in grado di fare neppure la Marina iraniana”, ha concluso Cuzzelli.
-Foto Italpress-
(ITALPRESS).
















