Una serata di sguardi, storie e riflessioni profonde quella che si è svolta venerdì 20 febbraio presso il refettorio di via Moncenisio a Magenta. L’evento “Poveri, non ultimi: prendersi cura, essere comunità” ha segnato una tappa fondamentale nelle celebrazioni per il decennale dell’associazione Non di Solo Pane, nata nel 2016 per offrire non solo un pasto caldo, ma soprattutto ascolto e dignità a chi vive ai margini. Luisella, volontaria dell’associazione, ha offerto un ritratto toccante e veritiero delle persone che ogni giorno bussano alla porta del refettorio. Non si tratta di semplici “utenti”, ma di individui con nomi e storie spesso ferite: Chi fugge dalle guerre o chi vive in condizioni abitative precarie, ammassato in appartamenti sovraffollati. I nuovi poveri ovvero padri e madri di famiglia i cui stipendi non bastano più a coprire affitto e spesa, o anziani soli che cercano nel pasto condiviso un antidoto all’isolamento. E poi i giovani in cerca di dignità, ragazzi che hanno attraversato il mare e chiedono semplicemente il diritto di vivere. “Molti ci chiedono scusa per essere lì, si vergognano di chiedere aiuto”, ha raccontato Luisella, sottolineando come il valore dell’incontro superi quello del cibo: “Spesso vengono da lontano perché dicono che qui si sta bene”.
L’ospite d’onore della serata, Giuseppe Riggio, gesuita e direttore della rivista Aggiornamenti Sociali, ha portato una riflessione stimolante sul ruolo del volontariato e, in particolare, sul mondo giovanile. Riggio ha elogiato la realtà di Magenta per la sua capacità di far convivere generazioni diverse in un progetto comune, cosa definita “non comune” nel panorama attuale. Riguardo ai giovani, il direttore ha contestato l’immagine stereotipata di una generazione disattenta. Riggio ha descritto i ragazzi di oggi come “equilibristi” che devono destreggiarsi tra precarietà lavorativa e mancanza di prospettive a lungo termine, condizioni che i loro genitori non hanno dovuto affrontare con la stessa intensità. Nonostante le difficoltà, quando i giovani trovano luoghi che sentono come “casa”, sanno esprimere una dedizione e una profondità che lasciano “a bocca aperta” chi sa ascoltarli.
L’evento ha visto una partecipazione numerosa: volontari storici, cittadini e rappresentanti delle istituzioni si sono ritrovati uniti dal desiderio di “essere comunità”. La serata ha confermato che l’esperienza di Non di Solo Pane non è solo un servizio assistenziale, ma un laboratorio di umanità dove, attraverso il “porgere una mano”, si ricostruisce il tessuto sociale di Magenta. Il decennale dell’associazione continuerà con altri appuntamenti.

















