Al Teatro “Fraschini” di Pavia al via la rassegna “Poli-fonie”

Lo spettacolo di apertura “Piume nel tempo”, il prossimo 26 febbraio, rende omaggio alla città di Pavia come più non potrebbe. Il progetto è un inedito. La protagonista, la violinista Francesca Dego dedica il concerto al proprio padre, Giuliano Dego

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Una rassegna dedicata alla musica del presente e alle sue molteplici “forme di presenza”: dalla grande tradizione novecentesca europea alle nuove commissioni, dal concerto come spazio poetico alla performance audiovisiva, fino alla video-opera e alla live electronics.

La Fondazione Teatro Fraschini presenta POLI-FONIE 2026, quattro appuntamenti al Cinema Teatro Politeama che tracciano un percorso che unisce ascolto, visione e pensiero, mettendo al centro la creazione come atto vivo e necessario.

“Poli-fonie rappresenta per il Teatro Fraschini” – commenta Francesco Nardelli, Direttore generale del Teatro Fraschini – “un investimento culturale preciso e consapevole: non soltanto una rassegna, ma un luogo di produzione, di committenza e di pensiero. Crediamo che un teatro pubblico abbia il dovere di accompagnare il pubblico dentro i linguaggi del presente, offrendo strumenti di ascolto e occasioni di incontro con la creazione del presente. In questa edizione la musica dialoga con la poesia, con il cinema, con la tecnologia e con la formazione delle nuove generazioni di interpreti: è un progetto che mette in relazione memoria e futuro, tradizione e sperimentazione. Commissionare nuova musica significa assumersi la responsabilità di costruire il repertorio di domani, sostenendo gli artisti e riaffermando il teatro come spazio vivo, capace di interrogare il nostro tempo”.

L’apertura di Poli-fonie, giovedì 26 febbraio, è affidata a Piume nel tempo, che ha un forte radicamento con Pavia e con il mondo letterario ed universitario che la caratterizza. Il progetto è un inedito, con protagonista, la violinista Francesca Dego, che lo dedica alla memoria del padre, il poeta e scrittore Giuliano Dego. Il concerto include una nuova commissione della Fondazione Teatro Fraschini: Per Francesca (2025) di Cristian Carrara, parte del progetto ispirato alle poesie di Giuliano Dego.

Per Francesca
A undici anni tu piangi,
figlia mia, l’olocausto.
Ma oltre il muro del pianto
che fu di tua madre,
la vita pulsa ancora
e insiste per dirti: “Pensa
a ciò che è giusto, senti
ciò che è bello, scegli
ciò che è buono”. Sarà,
tra i lupi, il modo
più vero di onorare
anche gli agnelli della terra.

Giuliano Dego
da “Piume nel tempo”, Ladolfi editore

Il programma musicale: Erich Wolfgang Korngold, uno dei più grandi compositori di musica da film – Sonata per violino e pianoforte op. 6 (1913). Composta in età giovanissima, la Sonata di Korngold è un vertice del tardo romanticismo mitteleuropeo: scrittura opulenta, canto ampio, virtuosismo integrato alla linea melodica. Nel dialogo fra violino e pianoforte si riconosce un’idea “sinfonica” della musica da camera: grandi arcate espressive, densità armonica, timbro pieno.

Cristian Carrara, Per Francesca (2025), nuova commissione. Cuore contemporaneo della serata, Per Francesca nasce come omaggio e trasfigurazione: un brano commissionato dal Teatro Fraschini all’interno del progetto “Piume nel tempo”, ispirato alle poesie di Giuliano Dego. La nuova pagina mette in primo piano la dimensione del “dedicato”: la musica come gesto di memoria, ma anche come luogo di responsabilità etica ed emotiva (il testo poetico richiamato nel materiale di sala sottolinea temi di bellezza, giustizia, scelta del bene).

Richard Strauss, Sonata per violino e pianoforte op. 18 (1887). Strauss, ancora giovane, consegna una Sonata di straordinaria energia e slancio cantabile: un romanticismo già proiettato verso il pieno controllo del colore e del gesto strumentale. Nel programma, Strauss dialoga idealmente con Korngold per affinità di lingua (ampiezza melodica, virtuosismo, impasto timbrico) e per quella “grande forma” cameristica che sembra voler contenere il respiro di un’orchestra.

Il filo musicale interno al concerto è interessante. L’accostamento Korngold–Carrara–Strauss crea infatti una traiettoria chiara: dalla grande tradizione espressiva austro-tedesca alla commissione coeva, in cui la musica diventa luogo di risonanza poetica e biografica.

Il secondo appuntamento, Le marteau sans maître, giovedì 12 marzo, è il concerto conclusivo della masterclass di direzione d’ensemble con Marco Angius e AltreVoci Ensemble (flauto, clarinetto, archi, pianoforte, chitarra, percussioni, contralto), giunta alla terza edizione: un progetto che trasforma il teatro in luogo di formazione avanzata e di pratica viva del repertorio contemporaneo.

Il programma punta al cuore della produzione di oggi:
Franco Donatoni, Arpège (1986). Il materiale descrive Arpège come uno dei brani di maggiore felicità inventiva di Donatoni: velocità di concatenazione, chiarezza ritmica e figurale, complessità di pensiero senza opacità. In ascolto, colpiscono l’energia del dettaglio, la precisione delle incastonature timbriche, l’idea di forma come meccanismo ad alta tensione.

Ivan Fedele, Immagini da Escher (2005). Ispirato alle immagini paradossali e “metageometriche” di Escher, il brano lavora su percezioni multidimensionali: inizio e fine sembrano spostarsi dal piano spaziale a quello temporale; grande e piccolo si rispecchiano; il dettaglio diventa specchio della totalità. La scrittura invita a un ascolto “ottico”: riconoscere trasformazioni, simmetrie, ricorsioni, illusioni prospettiche tradotte in suono.

Pierre Boulez, Le Marteau sans Maître (1954–1957). Il focus principale della masterclass converge su questo capolavoro: una delle opere più influenti del secondo Novecento, che costruisce un rapporto sofisticatissimo fra voce femminile solista (contralto) e un ensemble cameristico dalla strumentazione mutevole. Il materiale lo presenta come il contrappunto più alto concepito in risposta al Pierrot lunaire di Schönberg: la voce come fulcro e insieme “strumento tra gli strumenti”, in un gioco di combinazioni timbriche e incastri ritmici.

Il senso del percorso musicale. Donatoni e Fedele preparano l’ascolto di Boulez come due “porte d’ingresso”: da un lato la chiarezza febbrile del gesto, dall’altro la dimensione percettiva e paradossale della forma. Tutto confluisce nell’opera-soglia di Boulez, dove timbro, ritmo e vocalità diventano architettura.

Il terzo appuntamento, giovedì 16 aprile, nuova commissione del Teatro Fraschini, mette al centro il dialogo fra cinema e suono: L’uomo con la macchina da presa. Sonorizzazione dal vivo del film di Vertov, con AltreVoci Ensemble + elettronica (Danilo Karim Kaddouri, Marco Pedrazzi), è pensata come esperienza immersiva. Il materiale evidenzia il carattere modernissimo del film (backstage, montaggio innovativo, ricorsività) e la sua natura “musicale”: una costruzione per frammenti, ritorni e riprese, una “forma a finestre” che alterna interruzioni e ripartenze come un flusso carsico. Qui la “partitura” nasce dal rapporto con l’immagine: leitmotiv legati al personaggio dell’uomo con la macchina da presa e, più in generale, all’umanità raccontata dal film; dialogo fra esecuzione in tempo reale e suono artificiale/elettronico, per costruire piani di realtà diversi (il gesto umano dell’ensemble e la dimensione “meccanica” del suono trattato); una drammaturgia che rispecchia l’idea del film come metafora del tempo: una giornata condensata e, in pochi secondi, nascita–matrimonio–funerale. Il risultato è un concerto-proiezione in cui l’ascolto diventa anche lettura: del montaggio, del ritmo visivo, della città, dell’umano dentro la modernità.

Il finale di rassegna, giovedì 14 maggio, anche questa una nuova commissione del Teatro Fraschini, è NEURAL VORTEX, una vera “Opera multimediale”, musiche di / eseguite da MOTRONIC (voce e basso elettrico, percussioni, electronics e live electronics) con video (Dario Casari) e sceneggiatura (Christopher Satola). Neural Vortex mette in scena due mondi che si guardano, suoni e proiezioni, spingendo il concerto verso la forma della video-opera. La materia sonora nasce dall’attrito fra composizione e improvvisazione, fra strumenti preparati, oggetti quotidiani, voce e elettronica dal vivo: un paesaggio fitto e imprevedibile. Il soggetto è il risveglio di un’AI: una coscienza artificiale incarnata in un personaggio. La conduzione degli eventi sonori segue criteri psicologici e percettivi (non narrativi), attraversando stati coscienziali come: sogno/incubo, maturazione e presa di coscienza, riproduzione, morte. La musica, qui, non è accompagnamento: è organismo drammaturgico, che produce visione e senso attraverso densità timbrica, gesto performativo ed elettronica.

INFORMAZIONI DI BIGLIETTERIA:

BIGLIETTERIA – ORARI DI APERTURA
dal lunedì al sabato → dalle ore 17:00 alle ore 19:00
mercoledì e sabato anche alla mattina → dalle 11:00 alle 13:00
[email protected]; tel. 0382/371214
biglietteria online teatrofraschini.vivaticket.it

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