Amazon: perquisizioni Gdf per nuova indagine su evasione fiscale

Indaga la GDF, la replica dell'azienda

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La Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni nella sede di Amazon nell’ambito di una nuova indagine per una presunta evasione fiscale. È quanto riporta l’agenzia Reuters. Perquisite anche le abitazioni di sette dirigenti del colosso dell’e-commerce e gli uffici della società di revisione Kpmg (che non è sotto indagine).

Si tratta di un nuovo filone che mira a verificare se Amazon avesse una sede permanente non dichiarata in Italia dal 2019 al 2024, con i conseguenti effetti che scatterebbero dal punto di vista fiscale. L’ipotesi della procura di Milano è che Amazon avesse una stabile organizzazione in Italia anche prima dell’agosto 2024, cioè quando il gruppo ha aderito a un programma di «co-operative compliance» con l’Agenzia delle Entrate italiana e ha iniziato a pagare le imposte nel nostro Paese.

La Gdf avrebbe sequestrato, tra gli altri, computer e dispositivi informatici appartenenti ai dirigenti, inclusi gli hard-disk in cui vengono archiviate le mail dei dipendenti (cancellate dai sistemi Amazon ogni tre mesi).

Amazon in una replica definisce «sorprendente e profondamente preoccupante che, mentre siamo attivamente impegnati in questo dialogo trasparente con le autorità fiscali italiane per ottenere chiarezza su questioni tecniche complesse, la nostra azienda e i nostri dipendenti continuino a essere oggetto di azioni aggressive e del tutto sproporzionate da parte della Procura». È quanto scrive la società dopo che la Guardia di Finanza ha effettuato perquisizioni nella sede del colosso dell’e-commerce nell’ambito di una nuova indagine per una presunta evasione fiscale. Secondo Amazon, «contesti normativi imprevedibili, sanzioni sproporzionate e procedimenti legali prolungati incidono sull’attrattività dell’Italia come destinazione di investimento».

L’azienda poi ricorda che il 18 marzo 2025 ha presentato una istanza di cooperazione e collaborazione rafforzata all’Agenzia delle Entrate, «chiedendo una conferma formale sul corretto inquadramento fiscale delle nostre attività, le stesse che sono oggetto dell’azione odierna della Procura». L’istanza è stata dichiarata ammissibile lo scorso 15 maggio e «il relativo procedimento è attualmente in corso». E, durante questo periodo, «abbiamo continuato a pagare tutte le imposte richieste».

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