Resta in carcere il 39enne di Arese, arrestato giovedì nell’inchiesta della pm di Milano Alessia Menegazzo, accusato di maltrattamenti e lesioni pluriaggravate anche dall’odio di genere verso le donne – la nuova aggravante riconosciuta per la prima volta – nei confronti della compagna per averla segregata e picchiata dentro casa dopo averla costretta a dimettersi dal lavoro e privata del cellulare.
Lo ha deciso la gip di Milano, Marta Pollicino, rigettando la richiesta di sostituzione della misura cautelare presentata dal difensore dell’uomo durante l’interrogatorio di garanzia in cui ha provato a difendersi attaccando la compagna 38enne, definita come “fedigrafa” e “bugiarda” e colpevole di “avergli distrutto la vita”. Non sarebbe in grado di controllare i propri “sentimenti di rabbia e rancore”, scrive la gip, ed è “apparso piuttosto proiettare” sulla donna “la propria indole violenta ed aggressiva, in un flusso di informazioni a tratti confusionario e contraddittorio” in cui ha negato anche ciò che risulta dai “referti medici”.
Ha provato a manifestare “pentimento e persino di amore” che alla luce dei gravi indizi a suo carico risultano “ancor piu preoccupanti”. L’arrestato sarebbe a sua volta “vittima delle proprie psicosi” e di “dipendenze, non solo affettive” e tende a “manipolare” il “reale” creando “realtà parallele “in cui il “carnefice è la stessa vittima”. La donna per lui andrebbe “controllata”, “monitorata e punita” attraverso “l’isolamento dagli affetti più cari” per allontanarla e renderla “ancora più fragile” e “sola”.
















