Vittuone, biblioteca e centro Hertel. Parla l’Amministrazione: “Meno slogan, più responsabilità”

Dopo le critiche sollevate da Forza Italia.

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Leggiamo il comunicato di Forza Italia e colpisce come, ancora una volta, si provi a ridurre un
progetto complesso a uno slogan: “biblioteca spostata di 50 metri” e “nuovo centro sociale”. Una
semplificazione che non aiuta i cittadini a capire la realtà delle scelte che un’amministrazione è
chiamata a fare. Qui non si tratta di spostare un servizio “di pochi metri”. Si tratta di ripensare in modo serio e sostenibile l’utilizzo di uno degli edifici pubblici più grandi e costosi del paese: il Centro Piero Hertel.

Parliamo di una struttura realizzata dall’amministrazione Tenti con una spesa di circa 1,5 milioni di
euro, che negli anni ha avuto un utilizzo limitato e che oggi, per essere riaperta e mantenuta in
funzione in modo continuativo nella configurazione originaria, comporterebbe costi di utenze
stimati in almeno 100.000 euro all’anno.

Una cifra che qualunque amministratore responsabile deve guardare con attenzione, perché ogni
euro speso lì è un euro sottratto a scuole, servizi sociali, manutenzioni e sostegno alle famiglie.
Insomma, un’altra ‘cattedrale nel deserto’, come la piscina, lasciata in eredità dall’ex sindaco, che
risulta chiaramente sproporzionata per le esigenze di Vittuone. Non è quindi una scelta ideologica, ma una scelta di buon senso e responsabilità. L’obiettivo non è “svuotare” uno spazio, ma riempirlo di più funzioni e più vita. Portare la biblioteca all’interno dell’Hertel significa:
 valorizzare un edificio oggi sottoutilizzato
 ridurre sprechi energetici concentrando i servizi
 creare un polo culturale e aggregativo frequentato durante tutto l’arco della giornata
 liberare gli spazi ridotti, attualmente destinati alla biblioteca, e adibirli a nuove funzioni

Perché una biblioteca oggi non è più soltanto un luogo dove si prendono in prestito libri. È uno
spazio di studio, incontro, formazione, eventi, laboratori, letture per bambini, momenti per
ragazzi, iniziative per adulti e anziani. È cultura, ma è anche aggregazione, socialità e presidio
civico. Accanto alla biblioteca non nascerà un “centro sociale vuoto”, ma spazi dedicati a giovani,
associazioni, attività culturali e momenti di incontro, in continuità con la funzione moderna della
biblioteca stessa. Luoghi veri, programmati e gestiti, non contenitori abbandonati.
Vale anche la pena ricordare alcuni fatti. Quando il Centro Hertel venne realizzato, si parlò di una
struttura capace di ospitare gare federali di livello, ma nei fatti l’impianto non ha mai avuto le
caratteristiche necessarie per svolgere quel ruolo. Oggi, oltre ai limiti strutturali già evidenti allora, si aggiunge un elemento che pesa ancora di più: la sostenibilità economica della gestione.
In questo contesto, avanzare oggi proposte come padel, bowling o addirittura un “palazzo del
ghiaccio”, come sostiene Forza Italia, rischia di spostare il confronto dal piano della realtà a quello
della fantasia. Stiamo parlando di una struttura che già oggi, nella sua configurazione attuale,
comporterebbe costi di gestione molto elevati: prima di immaginare nuove funzioni energivore, è
doveroso chiedersi chi pagherebbe quei costi e con quali benefici reali per la comunità.
Non solo. Nel 2023 sono arrivate proposte per realizzare campi da padel, ma sono stati gli stessi
proponenti a rinunciare, proprio alla luce dei costi di gestione della struttura e della presenza,
nell’area circostante, di altri progetti analoghi già in fase di sviluppo. Questo conferma che certe
ipotesi, al di là degli slogan, non risultano sostenibili né dal punto di vista economico né da quello
della reale domanda.

C’è poi un aspetto che qualcuno oggi sembra dimenticare: fu proprio durante la realizzazione del
Centro Hertel che gli spazi della biblioteca vennero ridotti. Oggi stiamo facendo l’operazione
opposta: rafforzare e ampliare i servizi culturali e di aggregazione, non ridurli. Inoltre, per far
spazio alla nuova struttura, venne demolita una parte del precedente centro sociale, riducendo
spazi che erano già utilizzati dalla comunità. Chi oggi parla di “duplicazioni” dimentica che il vero spreco sarebbe lasciare un edificio pubblico grande, costoso ed energivoro con un utilizzo minimo, solo per non cambiare nulla. Un’altra domanda poi sorge spontanea: l’ex assessora Elena Comerio, oggi probabile candidata del centrodestra unito per le prossime elezioni, come farà ad attaccare questo progetto che lei stessa ha sostenuto quando era in giunta con questa Amministrazione? Amministrare non significa difendere o demolire scelte del passato per principio. Significa avere il coraggio di adattare gli spazi pubblici ai bisogni reali di oggi, in modo sostenibile e utile per tutta la comunità. Noi stiamo facendo esattamente questo. Qualcuno ha paura della cultura?

L’Amministrazione comunale

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