Magenta e quel giovane spuntato dal nulla: la sua storia è stata svelata

I genitori avevano messo una ricerca di aiuto per ritrovarlo sul gruppo 'Sei di Baggio se...'.

+ Segui Ticino Notizie

Ricevi le notizie prima di tutti e rimani aggiornato su quello che offre il territorio in cui vivi.

A Magenta era arrivato così, senza rumore, un paio di mesi fa. Nessuno sapeva da dove venisse, né come fosse finito lì, tra via Roma, piazza Liberazione e piazza Kennedy. Di lui non si conosceva il nome, la storia, la provenienza. Solo una cosa era chiara fin da subito: era solo, fragile e incapace di comunicare come gli altri. Parlava una lingua incomprensibile, o forse un miscuglio di suoni che nessuno era in grado di tradurre. Ogni tentativo di dialogo si scontrava con muri di silenzio, sguardi smarriti, gesti confusi. Un giovane uomo, all’incirca trentenne, che sembrava vivere ai margini anche della parola.

Ad accoglierlo è stato un magentino, che senza farsi troppe domande ha deciso di offrirgli un tetto e un pasto, mosso da puro spirito di carità. Per settimane la sua presenza è rimasta un piccolo mistero cittadino. Poi, circa tre giorni fa, qualcosa è cambiato. Sul gruppo social “Sei di Baggio se…” è apparso un cartello: una foto sbiadita, uno sguardo simile, la richiesta disperata di due genitori che cercavano il figlio scomparso nel quartiere Baggio, a Milano. A notare la coincidenza è stato il cuoco di un kebab in piazza Kennedy, a Magenta. Un dettaglio apparentemente casuale, uno di quei fili invisibili che a volte rimettono insieme storie spezzate. L’uomo ha riconosciuto il volto, ha collegato i frammenti e ha dato l’allarme.

Sono stati avvertiti i carabinieri di Magenta, che si sono immediatamente attivati per verificare l’identità del giovane e rintracciare la famiglia. Le indagini hanno confermato quello che sembrava ormai evidente: quel ragazzo spuntato dal nulla aveva dei genitori che lo cercavano, senza sapere se fosse vivo o morto. Sembrava una storia destinata a un lieto fine. E invece no.

Perché, anche ora che i genitori sono stati ritrovati e lo rivogliono con sé, le difficoltà restano enormi. La famiglia vive in un campo rom, una realtà già segnata da precarietà, emarginazione e mancanza di servizi adeguati. E per un giovane con gravi fragilità, problemi comunicativi e bisogni speciali, il rientro non è semplice, né immediato. Questa non è solo la storia di un uomo scomparso e ritrovato. È la storia di chi resta invisibile, di chi scivola fuori dai sistemi di protezione, di chi sopravvive grazie alla bontà dei singoli più che all’efficienza delle istituzioni.

A Magenta, qualcuno lo ha visto, qualcuno lo ha accolto, qualcuno ha fatto attenzione. Ora resta una domanda aperta: cosa succederà davvero a questo giovane, una volta spenti i riflettori della curiosità e delle buone notizie? Perché ritrovare una famiglia è importante. Ma garantire una vita dignitosa, forse, lo è ancora di più.

■ Prima Pagina

Ultim'ora

Altre Storie

Pubblicità

Ultim'ora nazionali

Altre Storie

Pubblicità

contenuti dei partner