Si può essere amici anche in politica? Non è una cosa facile, perché talvolta i rapporti nascono per convenienze o situazioni di comodo, o banalmente, perché ci sono delle ‘tribù’ e si deve rispondere ad un ‘capo’.
Fatta questa premessa di metodo, per la nostra esperienza di osservatori esterni, possiamo rispondere che seppur sia cosa rara, in alcuni casi l’amicizia c’è eccome. Con tutto quello che ne comporta. Perché quando i rapporti sono sinceri e genuini, all’amico si deve sapere dire tutto, anche quello che magari all’apparenza potrebbe sembrare scomodo. Perché alla base dell’amicizia c’è un sentimento di reciproca fiducia e rispetto.
Il convegno svoltosi stamani a Montecitorio dedicato alla figura di Roberto ‘Bobo’ Maroni non poteva non farci venire in mente l’amicizia vera di lunga data che ha legato il ‘Barbaro Sognante’ a Massimo Garavaglia, oggi Senatore del Carroccio – ormai benché Garavaglia abbia solo 57 anni, lui è stato il Senatore più giovane eletto nella storia della Repubblica e quindi ha accumulato molteplici incarichi istituzionali – e suo braccio destro nell’esperienza al governo della Lombardia dal marzo 2013 sino alla naturale scadenza del mandato (marzo 2018).
Una vicinanza che probabilmente nata anche da una certa empatia caratteriale. Per chi ha avuto il privilegio di conoscere Maroni senz’altro ha potuto apprezzare, oltre alla sua preparazione, la sua pacatezza, affiancata anche da una certa vena ironica, che non guastava quando serviva a smorzare le situazioni più delicate.
Idem dicasi per il Senatore dell’est Ticino che non è mai stato un incendiario per natura. Tutt’altro, persona che ama confrontarsi sulla sostanza e che quando va in TV – per sua stessa ammissione – non va certo in quelle trasmissioni dove vince chi urla di più.
Senz’altro anche la musica ha fatto la sua parte. Da una parte i Gamba de Legn dall’altra il mitico Distretto 51 di ‘Bobo’. Vabbè in mezzo ci sarebbe la rivalità calcistica da derby della Madunina. Ma quello è un dettaglio.
Ma al di là di questi aspetti che però molto fanno nella costruzione di un idem sentire c’era e c’è la comune visione federalista alla base della Lega. Abbiamo sentito di recente dichiarare Garavaglia in un convegno che la ‘Lega è post ideologica’. Esattamente. La Lega pur collocandosi a livello di alleanze nel solco del centrodestra – ma ci fu anche la Lega che andò ‘sola contro tutti’ – di fatto nasce per l’ideale autonomista. Che poi si chiami ‘devolution’ – come andava di modo un po’ di anni fa- o federalismo differenziato poco cambia. La libertà dei popoli che significa anche responsabilità dei medesimi e in primis di chi li amministra.
Su questi pilastri si è sempre fondato il rapporto tra Maroni e Garavaglia. Sia quando si sono trovati entrambi in Parlamento sia quando Maroni volle fortemente Garavaglia nella sua squadra a Palazzo Lombardia.
Di quegli anni ricordiamo la battaglia per il famoso referendum sull’Autonomia del 22 Ottobre 2017 ma anche quella ‘lucida follia’ ossia il piano da oltre 1,6 miliardi di euro per l’acquisto di 160 nuovi treni, che ha portato di fatto ad una «rivoluzione» del sistema ferroviario regionale e i cui ultimi convogli sono entrati in funzione di recente.
In definitiva, la dimostrazione che il sogno e la moderazione sono i due ‘battiti’ dello stesso cuore: l’uno ci spinge a guardare l’orizzonte, l’altra ci insegna a camminare con passo fermo per raggiungerlo.
Perché per toccare il cielo, occorre che le radici siano ben piantate a terra. Radici profonde che non gelano mai…
F.V.




















