HomeCronacaBusto Arsizio, denuncia del Sappe: grave episodio in carcere

Busto Arsizio, denuncia del Sappe: grave episodio in carcere

Sabato, nel carcere di Busto Arsizio, un Agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto straniero, riportando una frattura al naso e una ferita alla testa. Il pronto intervento degli altri agenti ha evitato conseguenze peggiori. I sindacati denunciano il crescente numero di aggressioni, la presenza di detenuti con disturbi psichiatrici e la mancanza di soluzioni concrete da parte delle Autorità.

Il SAPPE chiede misure urgenti, tra cui l’introduzione dello spray al peperoncino per la Polizia Penitenziaria, oltre a una riorganizzazione dei circuiti detentivi per garantire maggior sicurezza e supporto agli operatori penitenziari. Alfonso Greco, segretario nazionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, informa che l’agente ferito è stato immediatamente trasportato al Pronto Soccorso del nosocomio cittadino, dove i sanitari gli hanno riscontrato una frattura al naso e una ferita alla testa, suturata con tre punti: prognosi è di 20 giorni.

“Il personale è allo stremo e demotivato visto l’abbandono dei suoi uomini da parte della amministrazione. La situazione è davvero al colmo”, prosegue il sindacalista. “Oggi le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria svolgono servizio all’interno delle sezioni detentive completamente disarmati e le aggressioni hanno raggiunto picchi inaccettabili. Chi aggredisce un membro delle Forze di Polizia attacca lo Stato, e la risposta deve essere ferma, per evitare emulazioni e per la tutela della stessa incolumità fisica degli Agenti. Serviva e serve, quindi, qualcosa per fronteggiare le continue aggressioni contro i Baschi Azzurri, quotidianamente impegnati nella “prima linea” delle sezioni detentive delle carceri della Nazione. Per queste ragioni, il SAPPE ritiene che questa sperimentazione per dotare anche la Polizia Penitenziaria dello spray al peperoncino, per altro di libera vendita e comprato da migliaia e migliaia di cittadine e cittadini per la loro difesa, sia utile prima ancora che necessaria.

Si tratta di uno strumento non violento, utile per gestire persone non collaborative, spesso in stato di alterazione o in condizioni pericolose, come frequentemente accade in carcere. Ma, evidentemente, per chi si è detto contrario ‘a prescindere’ a queste sperimentazioni – che il carcere lo conoscono probabilmente solo tramite le voci dei detenuti – questa tutela non deve essere garantita alla Polizia Penitenziaria”, conclude Greco.

Il Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), Donato Capece, condanna il grave episodio avvenuto nel carcere di Busto Arsizio e torna a denunciare le criticità strutturali del sistema penitenziario italiano. Secondo il leader storico del primo Sindacato dei Baschi Azzurri, la forte presenza di detenuti stranieri e di soggetti con disturbi psichiatrici rappresenta un serio problema per la sicurezza degli istituti. Una situazione aggravata, negli ultimi anni, dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dal numero limitato di espulsioni e dall’aumento di detenuti con comportamenti violenti.

Il SAPPE segnala inoltre lo stato di forte esasperazione del personale di Polizia Penitenziaria, sempre più spesso vittima di aggressioni e costretto a operare senza risposte adeguate da parte delle Autorità competenti.

Preoccupazione viene espressa anche per l’istituto di Busto Arsizio, che «non può diventare un centro di smistamento per i detenuti ingestibili d’Italia». Il Segretario Generale del SAPPE chiede al DAP «assunzione di responsabilità e risposte chiare e immediate».
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