Milano. “Figura Forma” una mostra dedicata a Rachele Bianchi nel centenario della nascita

A Palazzo Pirelli, dal 14 gennaio al 6 febbraio 2026. A cura di Manuelita Lupo

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Sculture, bassorilievi, dipinti per un totale di 1600 opere, lasciate dalla scultrice e pittrice autodidatta Rachele Bianchi, la cui poetica è imperniata sulla figura femminile. Per questo, in occasione del centenario della sua nascita Regione Lombardia le dedica una mostra a Palazzo Pirelli dal 14 gennaio al 6 febbraio 2026.

Rachele Bianchi (Milano, 1925–2018) è stata una scultrice e pittrice che ha sviluppato un linguaggio originale fondato sui suoi iconici «Personaggi», figure simboliche che affrontano temi come identità femminile, memoria e sacralità. Attiva dalla Milano del dopoguerra agli anni Duemila, ha lavorato con bronzo, terracotta, marmo e ceramica.

La sua scultura Personaggio, collocata in via Vittor Pisani, è la prima opera pubblica della città realizzata da una donna e dedicata alle donne e rappresenta un simbolo di inclusione e uguaglianza. Inoltre, in Lombardia sono presenti altre 13 opere , in spazi pubblici , che raffigurano la figura femminile.

Dal 2019 il suo nome è al Famedio di Milano quale riconoscimento del suo contributo artistico e sociale per aver lasciato un’impronta nella cultura e nella storia della città. Rachele Bianchi ha contribuito a ridefinire il ruolo della donna nell’arte del XX secolo, lasciando un segno nella cultura italiana. La mostra ripercorre settant’anni di inesauribile ricerca artistica, offrendo un viaggio immersivo attraverso l’evoluzione del linguaggio di Rachele Bianchi e della profondità dei temi che hanno segnato l’intera produzione dell’artista.

Il percorso espositivo comprende una sala di highlights, dove quattro opere emblematiche sintetizzano la complessità del suo universo creativo. Una sezione intima introduce invece alla dimensione privata di Rachele Bianchi: pagelle, lettere, schizzi preparatori, fotografie e appunti d’archivio compongono un racconto che permette di “sfogliare” il suo vissuto quotidiano, poi una sezione dedicata ai disegni degli anni Cinquanta, in cui il tratto essenziale della matita rivela lo studio del corpo femminile nel dopoguerra. Infine, una sezione conclusiva è dedicata alle tele degli anni Duemila.

Manuelita Lupo

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