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La puntura del Duca. Faccia da largo ai giovani… o solo uno slogan?

L’ambiguità di uno slogan che spesso viene usato come formula retorica, senza mai tradursi in un vero ricambio generazionale.

Un Paese rimasto senza pallone. Faccia da campione del nulla, adesso che Baggio non gioca più

C’era un tempo in cui il calcio non era un’industria, ma un atto di fede. Ricordo ancora quando, con il Cerano Calcio, organizzavamo l’"Agosto...

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, Sono cinque anni che mia madre non c’è più. Era nata nel 1942: avrebbe oggi 83 anni, un’età che dovrebbe essere dedicata alla pensione e al riposo. Una donna cresciuta in un tempo in cui la pensione arrivava in età giusta, soprattutto per gli statali. Mio padre, invece, ha lasciato la terra a 80 anni, ripetendo sempre: “fin che strusuuuuu i oeeee”, cioè finché si riesce a trascinarsi.

Il lavoro pesante non si può fare fino a 84 anni. Eppure in Italia sembra che il simbolo del potere debba restare anche oltre la morte. “Largo ai giovani” è una frase che non ho mai capito: è davvero un invito sincero o una battuta per prenderli in giro? Perché i giovani arrivano, ma i vecchi parrucconi non mollano mai.

Nessuno ha il coraggio di accompagnare al giusto riposo i “mostri sacri” della politica. Sacri? Forse più dinosauri. Le vecchie riunioni politiche erano dominate da matusa che volevano far pesare la propria voce. Oggi la riconferma non è più eccezionale, ma diventa routine. Una parte non ha la forza di cambiare, l’altra aspetta solo di fare casino.

Così la democrazia rischia di diventare stallo. E allora si evocano dittatura, fascismo, complotti. In Italia i complotti sono sempre esistiti, ma la malafede sembra aumentare. Forse sarebbe il caso di cambiare una volta per tutte una Costituzione vecchia e immobile, scritta da uomini che defecavano come noi, ma in un momento storico diverso.

Alla fine, “largo ai giovani” resta uno slogan vuoto. I giovani servono solo per fare rumore, o al massimo per ricevere un contentino se sono parenti o amici. E intanto il Paese dei “senza palle” continua a trascinarsi, senza mai avere il coraggio di rinnovarsi davvero”.

Massimo Moletti

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