Nella battaglia dei due mondi antitetici, quella di Esopo con la dicotomia formica-cicala, a spuntarla è stato Jannik Sinner che nella celebre favola sarebbe ovviamente quello laborioso e sparagnino.
Un grandissimo merito, il suo, perché, una volta perso il primo set nonostante il break di vantaggio a causa del consueto quarto d’ora surreale del suo avversario – col senno del poi, l’unico di giornata – ha saputo cogliere l’altrettanto consueto blackout del murciano per rimettere subito in carreggiata una partita che stava per prendere un’inerzia molto pericolosa.
Testa, granitica quella dell’azzurro, che senza farsi troppo condizionare dagli eventi ha continuato a fare la sua partita senza mai scendere di velocità. Un martello. Con l’avversario che, al contrario, non ha fatto altro che andare avanti a strappi, tra cali di concentrazione non consoni al suo lignaggio e timide scosse di risalita.
E se la terra parigina gli ha dato margine e tempo per rientrare ogni volta dalla buca in cui si era infilato, l’erba glielo ha consentito molto di meno, perché più ancorata ai servizi e, quindi, meno favorevole ai recuperi dell’ultimo secondo. Anche per uno come lui.
Tutto ciò non toglie grandezza all’azzurro, anzi, conferma la sua strabiliante capacità di restare positivo ed efficace nel match come forse solo il miglior Djokovic a memoria d’uomo. Al punto da sgretolare le certezze del rivale, uno abituato al contrario, minuto dopo minuto.
La partita non è stata memorabile, va detto, perché sporcata dai troppi errori dello spagnolo, ma non sempre la ciambella può uscire dal forno gustosa come quella di Parigi. Ma, come quasi sempre accade, ha finito per premiare il più lodevole. Quello che ha l’ha saputa interpretare con più intelligenza. Quello nella circostanza più forte.
Jannik, che ha così dimostrato di essere al livello di Alcaraz, e oggi pure meglio, anche sulla superficie per lui più ostica, che non è certo la terra battuta come pensano in molti.
Impressionante l’azzurro, una treno ad alta velocità senza fermate intermedie. Poco umile, il rivale, nel pensare che alla lunga sarebbe prevalso il surplus di talento che questo pomeriggio si è solo intravisto.
E, tutto sommato, è un buon messaggio per il tennis che, giustamente, annovera tra i primi requisiti, forse proprio il primo, l’intelligenza tattica a braccetto con la solidità mentale. Discipline in cui Sinner è docente universitario, specializzato nel fare la cosa giusta al momento giusto. Ci sono volute più di centotrenta edizioni dei Championships per vedere un italiano sollevare il trofeo ma il momento è finalmente arrivato.
Il numero uno al mondo che vince il torneo più prestigioso al mondo, e chi lo avrebbe detto solo un lustro fa. Quando la seconda settimana di uno Slam era salutata alle nostre latitudini come un miracolo.
Sinner, allora, è una sorta di risarcimento per chi ha ormai una certa età e che, per una vita tennistica intera, ha ingoiato pane duro, tifando per i nostri connazionali che finivano sempre per vedere vincere gli altri. Pane duro da Challenger, pane duro da qualificazioni, pane duro da sconfitte sistematiche. Sinner, insomma, ha fatto smettere di piovere. Anno duemila e venticinque, Wimbledon atterra nell’Italia del tennis complessivamente più forte di sempre.
Tornando al match, letto a meraviglia dal sempre impeccabile Ljubicic in cabina di commento, ha palesato la differenza odierne tra i due protagonisti nella gestione dei punti importanti. Li ha vinti tutti l’altoatesino. Brutte scelte e ancora peggiori realizzazioni per Carlitos, cinismo e precisione da favola per Jannik. Sempre a proposito di merito. Un momento su tutti.
Alcaraz, avanti quattro a tre nel terzo, trenta pari e seconda palla da difendere per l’azzurro e giù l’ace di seconda. Chi pensa sia fortuna (non quella di un paio di nastri benedetti) ha proprio sbagliato canale. Un graffio che è preludio al break del game successivo, quello che ha mandato in archivio il parziale a conti fatti decisivo. Perché nel quarto, Sinner non ha mai dato l’impressione di poter perdere. Al di là della rete, bruttissima sconfitta per Alcaraz, poche volte nella sua giovane carriera così inefficace quando la palla si è fatta bollente.
Da sottolineare, sempre per descrivere l’impresa straordinaria odierna, che Alcaraz non perdeva a Londra da ventiquattro incontri e che contro lo stesso Sinner era in striscia positiva da cinque.
Insomma, una vittoria strameritata per ogni quindici giocato. Giù il cappello. Acme, quello del giorno di gloria 13 luglio 2025 da incidere nel calendario dei ricordi, di una Golden Age tricolore che si fa realmente fatica a credere corrisponda a verità. Invece, è tutto vero e al ballo dei campioni, con Iga Swiatek, ci sarà il nostro Jannik Sinner. Giù il cappello.