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La regola del 27, lo sciopero di oggi e la bellezza del posto fisso

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, ‘la regola del 27’ potrebbe essere un’ottima canzone da fare scandalo più di Tony F … In passato la gente vedeva le date come dei paletti della propria vita
Le vittorie e sconfitte era date da giorni.
La tranquillità è sempre accompagnata dalla noiosità della vita di tutti i giorni. Le storie di tutti i giorni ripetute sempre diventano ritornelli da amplificare.
Come le imprese da bar del popolo o di paese che sai a memoria ogni singola scena.

Non ho mai amato decantare e pontificare e quando racconto qualcosa dimentico sempre un pezzo importante
Invece molte persone aggiungono un dettaglio e un aneddoto di gloria usando quasi le identiche parole ..
Uno sciopera perché si deve ricordare di lavorare o per fare tribolare?
Ogni persona vale per il suo conto o stipendio o emolumento ?
L’Italia è una Repubblica fondata sullo sciopero ?
Certo, se le morti sul lavoro fossero proporzionali alle giornate di protesta dovrebbero nascere le persone, anziché non andare in cielo ..
Quindi l’obiettivo non è raggiunto o non va di pari passo col disagio. Perché molto spesso chi fa sciopero da un servizio pubblico; quindi crea un danno all’utenza / cliente magari cittadini che avranno pur qualche diritto no?

Negli anni nessuno politico ha mai affrontato il problema di un carico forse troppo pesante e forse di una disuguaglianza troppo aperta .. Comunque arrivano sempre le date e il 27 arriverà sempre ..
Tre caratteristiche rimangono nel tempo…
Ogni mese si mette in scena una protesta dei diritti. Molte persone subiscono un danno.
Ma nulla cambia anche se cambia tutto … Non chiedere mai perché arrivano le date
Non chiedere mai perché a te non arrivano mai…
La vita tranquilla porta molto spesso a cercare il Paradiso in terra …
Anche se il tribolato non andrà nel regno dei cieli, ma avrà l’inferno in terra sarà sempre più libero …e questo purtroppo si paga salato e arrabbiato”

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