HomeSaluteTuromi cerebrali, per la cura in arrivo nuovo farmaco biologico

Turomi cerebrali, per la cura in arrivo nuovo farmaco biologico

MILANO Il suo nome è hrBMP4: si tratta di una proteina ricombinante umana, dimostratasi in grado di agire sulle cellule staminali tumorali del cervello, bloccandone la crescita, senza tossicità a carico dell’organismo, come emerge da un recente studio multicentrico internazionale di fase 1, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Molecular Cancer”. Il neuroscienziato Angelo Vescovi, che lo ha ideato e diretto: “Di fronte a una neoplasia che ha resistito allo sviluppo di nuovi farmaci efficaci per oltre 40 anni, abbiamo all’orizzonte la speranza di una nuova cura che esula dagli schemi. Nel prossimo trial di fase 2, per il quale stiamo raccogliendo fondi, ci aspettiamo la conferma e il miglioramento dei dati di efficacia, già molto interessanti a questo primo stadio”.

L’obiettivo, infatti, non è più cercare di uccidere tutte le cellule del cancro, ma focalizzarsi, come bersaglio, solo sulle cellule staminali carcinogeniche, vero motore dello sviluppo tumorale. Inoltre, non si cerca di ucciderle, come avviene con i trattamenti attuali, ma, agendo su di esse per farle diventare mature e differenziate, le si rende incapaci di moltiplicarsi e sostenere la crescita del tumore. La nuova terapia, detta appunto di pro-differenziamento, ha superato lo studio clinico di fase 1, dimostrando di essere sicura e molto ben tollerata in una popolazione di pazienti affetti da glioblastoma recidivante (con aspettativa di vita media di 5 mesi). La proteina ha inoltre iniziato a dare prova della sua efficacia nel bloccare, e in alcuni casi eliminare, la neoplasia. Il trial, pubblicato su una delle più importanti riviste oncologiche, “Molecular Cancer”, è stato messo a punto e sostenuto con oltre 14 milioni di euro da StemGen SpA, biotech italiana nata all’interno dell’Università di Milano-Bicocca. La ricerca è stata ideata e coordinata da Angelo Vescovi, Direttore Scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG) e Professore Associato presso il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze della Bicocca. Vescovi è stato inoltre pioniere nell’identificare le cellule staminali cerebrali umane e quelle dei glioblastomi e ha ideato l’approccio di pro-differenziazione nel trattamento dei tumori del cervello, pubblicato in precedenza su “Nature”.

Lo studio multicentrico, condotto a livello internazionale, ha visto coinvolti: la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, il prof. Clemens Dirven e il team dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, il Brainlab A.G. di Monaco di Baviera, il Tel Aviv Medical Center, la University Clinic Hamburg-Eppendorf e l’Amsterdam University Medical Center. La ricerca è stata supportata anche dalle americane “The Brain Tumor Funders’ Collaborative Initiative” e “James S. McDonnel Foundation”. Durata oltre 3 anni, la sperimentazione ha valutato in 15 pazienti affetti da glioblastoma recidivante la somministrazione della proteina hrBMP4 all’interno e nei pressi della massa tumorale, tramite una particolare tecnica di lenta infusione cerebrale, con un dosaggio crescente del farmaco da un minimo di 0,5 a un massimo di 18 milligrammi – essendo un ormone, agisce a concentrazioni anche un milione di volte più basse rispetto ai chemioterapici standard -. I risultati hanno mostrato l’assenza di seri effetti collaterali e l’eccellente tollerabilità del farmaco, anche alla dose massima impiegata, e una promettente evidenza di efficacia. Il 20% dei soggetti ha risposto alla terapia: in due pazienti la lesione è completamente scomparsa, in assenza di altri trattamenti concomitanti, e un terzo paziente, con risposta parziale, è sopravvissuto fino a 27 mesi (circa 4 volte il tempo medio di comparsa delle recidive). Inoltre, nei soggetti “non-responder”, la recidiva si è manifestata quasi esclusivamente nelle aree cerebrali non irrorate da hrBMP4.

“Se si considera che lo studio è stato condotto su soggetti già molto compromessi da una patologia in stadio avanzato e che le terapie standard, a fronte di notevole tossicità e pesanti effetti collaterali, allungano solo di 5 mesi l’aspettativa di vita dopo una recidiva, i risultati ottenuti rappresentano una speranza concreta per iniziare a cambiare la storia di questo terribile tumore cerebrale”, spiega Angelo Vescovi, che da alcuni mesi è Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. “E c’è di più: un dato fra i più sorprendenti della ricerca – prosegue il neuroscienziato – ci arriva anche dai soggetti che non hanno risposto alla terapia. In questi pazienti, infatti, abbiamo osservato che il tumore è tornato a crescere soltanto nelle aree del cervello in cui non siamo riusciti a far arrivare il farmaco, a causa dei limiti delle tecniche di infusione nel coprire con precisione la lesione cancerosa. Viceversa, i 3 pazienti responder sono tra quelli in cui il farmaco ha raggiunto una porzione maggiore di tumore. Questa è un’ulteriore prova del fatto che la proteina hrBMP4, agendo come regolatore inibitorio delle cellule staminali neoplastiche, può essere in grado di bloccarne la crescita”. “Nella lotta al glioblastoma, tutti i nostri sforzi basati sui classici modelli di trattamento come chemioterapia, radioterapia, terapie anti-angiogeniche e più recentemente immunoterapia, si sono fino ad ora infranti contro una realtà invariabilmente e rapidamente infausta”, afferma Francesco DiMeco, Professore Ordinario di Neurochirurgia presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore del dipartimento Neurochirurgia della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, tra gli autori dello studio, “abbiamo allora cambiato strategia, vogliamo ‘rieducare’ quella sottopopolazione di cellule tumorali verosimilmente responsabili della nascita e della progressione del tumore. La ricerca appena pubblicata dimostra che questa strategia è perseguibile in maniera sicura per i pazienti e con indizi di una reale efficacia terapeutica, che indagheremo ulteriormente”. I ricercatori ripongono ora molte aspettative nella futura fase 2 della sperimentazione clinica, per avviare la quale sarà necessario raccogliere ulteriori finanziamenti.

Altri articoli della sezione

Tumore al polmone, l’IA aiuta a predire la risposta all’immunoterapia

L'Intelligenza artificiale è in grado di prevedere l'efficacia dell'immunoterapia nei pazienti con cancro polmonare non a piccole cellule metastatico, il sottotipo più comune di cancro polmonare, permettendo...

Lega. Riunione al Pirellone con Salvini e Fontana: “A Pontida unità e rilancio. Portare a 10mila militari Strade Sicure per città lombarde”

«Più militari nelle città lombarde per maggiore sicurezza, Autonomia da portare a casa entro la legislatura e massima mobilitazione per Pontida, che dovrà essere...

La protesta dei medici di famiglia sotto il Pirellone: raccolte 354 mila firme per legge rilancio Servizio sanitario nazionale

Sono 354.000 le firme raccolte ad oggi dalla legge di iniziativa popolare "Disposizioni per rendere effettivo il diritto alla salute mediante il rafforzamento del Servizio...

Milano: chiusa discoteca abusiva in associazione culturale, sequestrata l’area

La polizia di stato e la polizia locale di Milano hanno sequestrato l'area di un locale in via Montanari a Milano e denunciato a...

Articoli Correlati

Tumore al polmone, l’IA aiuta a predire la risposta all’immunoterapia

L'Intelligenza artificiale è in grado di prevedere l'efficacia dell'immunoterapia nei pazienti con cancro polmonare non a piccole cellule metastatico, il sottotipo più comune di cancro polmonare, permettendo...

Sanità, dal 15 settembre cambiano i termini di validità delle ricette con priorità U e B

Cambiano, dal 15 settembre, in Lombardia i termini di validità delle ricette del Servizio Sanitario Regionale per le prime visite specialistiche e gli esami...

Caso di Dengue anche a Vigevano, al via la disinfestazione straordinaria

In seguito alla segnalazione di un caso di virus Dengue ieri sera a partire dalle 23 un'ampia zona semiperiferica di Vigevano è stata sottoposta a un...

Bimba morta: ASST Fatebenefratelli Sacco e ASST Rhodense, vicinanza alla famiglia e piena collaborazione con le autorità

Una bambina di appena due anni è morta nella giornata di ieri, dopo essere stata assistita inizialmente presso l’Ospedale di Rho e successivamente trasferita...
spot_img