MILANI Per il 65% delle famiglie italiane il proprio reddito è inadeguato a fare fronte alle necessità primarie. E’ quanto emerge da uno studio Nomisma. In un tempo caratterizzato da transizioni radicali e crisi plurali, -si legge -emerge sempre di più l’importanza dei legami, del bisogno di comunità, e di uno sviluppo sostenibile non solo dal lato ambientale e della governance, ma anche dal lato sociale.
“Nomisma Spazio Sociale”, coordinato dall’economista Marco Marcatili e dal sociologo Massimiliano Colombi, è il primo contributo di Nomisma verso la costruzione di uno spazio da abitare insieme con diversi soggetti sociali protagonisti e responsabili nelle comunità; uno spazio in cui si possano alimentare connessioni e scambi tra impresa, banche, terzo settore e istituzioni pubbliche con l’obiettivo di favorire un reciproco riconoscimento. La prima direzione di questo nuovo paradigma è indirizzata all’ascolto delle famiglie italiane.L’idea di famiglia come somma dei rispettivi componenti rischia di veicolare un’idea scomposta e semplificata del concetto di nucleo famigliare, quando si tratta, invece, di un “soggetto sociale” dotato di una specifica capacità di azione e di relazione con altri soggetti. Con “Sguardi Famigliari”, Nomisma avvia un lavoro ricorsivo di ascolto, analisi e approfondimento che contribuisce insieme ad altri soggetti già consolidati del mondo della ricerca sociale, del lavoro sociale e della solidarietà organizzata, a costruire uno sguardo più prossimo alla vita quotidiana.
Nella categoria delle “famiglie equilibriste”, alcune condizioni famigliari sono più esposte di altre. Il campione intervistato ha evidenziato 5 tipologie di nuclei famigliari: le famiglie unipersonali “under 70”; le famiglie unipersonali “over 70”; le famiglie con figli; le famiglie con persone non autosufficienti; e infine le famiglie sandwich, cioè quelle famiglie o quegli adulti che, per posizione generazionale, ogni giorno si prendono cura allo stesso tempo dei figli e dei genitori.Dalla ricerca si è evinto che in Italia la maggiore concentrazione di famiglie unipersonali under 70 e over 70 si trova al nord, in particolare nord ovest; nel sud e nelle isole, invece, vi è una maggior distribuzione di famiglie con figli (39%), famiglie con almeno un componente non autosufficiente (41%) e famiglie sandwich (44%).Ciò che accomuna tutte le categorie sono le sfide che impegnano le famiglie a compiere dei veri e propri equilibrismi tra varie dimensioni che per loro natura interagiscono tra loro, aumentando notevolmente il grado di complessità: la dimensione economica e finanziaria, quella lavorativa, quella della cura delle persone fragili e quella delle relazioni che chiamano in causa la dimensione psico-sociale ed educativa. Sul fronte della condizione economica delle famiglie, il 65% degli intervistati valuta il proprio reddito inadeguato per far fronte alle necessità primarie, quali la spesa, l’affitto, il mutuo, ecc.
In particolare, le “famiglie sandwich” sono la categoria più sensibile a questo tipo di difficoltà: il 74% si trova in condizioni di disagio economico, di cui il 41% anche a causa di una diminuzione del reddito complessivo percepito dalla famiglia nell’ultimo anno.Il 72% delle famiglie con almeno un componente non autosufficiente giudica il proprio reddito inadeguato, di cui un 7% dichiara addirittura di avere un reddito gravemente insufficiente.Tra le cause che concorrono all’inadeguatezza del reddito famigliare, emergono tre questioni focali: il disallineamento tra il reddito e il costo della vita (65%), le difficoltà lavorative (sia quelle causate dalla pandemia, sia quelle non causate dall’emergenza sanitaria, entrambe pari al 9%) e le spese elevate non legate alla casa (8%). Chi è anziano, solo e senza reti sociali vive la questione economica come decisiva per il proprio equilibrio di vita, ragione per cui l’80% delle famiglie unipersonali over 70 intervistate individua nella sproporzione tra reddito percepito e costo della vita il motivo dell’inadeguatezza delle proprie entrate, situazione percepita analogamente dalle famiglie con figli (68%). Anche di fronte ad un miglioramento generale delle condizioni economiche, testimoniato dalla minore percentuale di chi dichiara che non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 5.000 – 20% rispetto al 24% dello scorso anno – si registra un lieve peggioramento della percezione della capacità di affrontare eventuali problemi come la perdita di lavoro o la perdita di autonomia di un componente della famiglia.


