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Difendono la libertà degli italiani dalla tirannia del greenpass, ma non la libertà degli ucraini dalle bombe del tiranno.

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“Quelli che difendono la libertà degli italiani dalla tirannia del greenpass, ma non la libertà degli ucraini dalle bombe del tiranno, oh yes…”. 
Il tweet  di stamani di Antonio Polito, già direttore e fondatore de Il Riformista e oggi editorialista del Corsera ci pare la summa perfetta che descrive la strana (per non dire stramba) assonanza tra NO VAX e Putiniani di casa nostra, o quanto meno, quelli che in qualche modo, attraverso i diversi distinguo del caso, non condannano in toto quanto sta combinando in ucraina il “macellaio russo” nei confronti del quale il Tribunale de l’Aja già indaga per crimini di guerra. Purtroppo come diceva Umberto Eco, Facebook e oggi direi più in generale i social, assomiglia sempre più al bar degli ubriachi.

Questo bar 2.0 è affollatissimo di questi personaggi che sembrano essere passati – almeno quella potrebbe essere una motivazione logica e di buon senso – attraverso la disinformatia dell’ex Unione Sovietica oggi regime di Putin,  che ha chiuso ultimamente le poche televisioni ‘indipendenti’ e sta inculcando nel popolo russo la ferma convinzione che quanto sta andando in scena nel territorio ucraino sia un’opera di “denazificazione” (sic!) e le immagini di morti e famiglie che scappano dalla guerra sia una sorta di sit com  USA montata ad hoc dalla propaganda ucraina.
Se così fosse, quanto meno, ci sarebbe una spiegazione. Ce ne faremmo una ragione. E invece no i seguaci di Putin dalle nostre parti hanno accesso ai media occidentali ma che a loro avviso sono tutti in mano al main stream.
Insomma, la cospirazione del Covid che ha fatto migliaia e migliaia di vittime prosegue sotto altre forme. Se possibile ancor più tragiche. Con costoro se poi si entra nel merito della questione si tira fuori la storia della dittatura sanitaria, quindi, si passa a parlare di Green Pass e peggio ancora di liste di proscrizione per i cosiddetti ‘No VAX’. Se non ci trovassimo in questi istanti dinanzi ad una immane tragedia umanitaria, ci sarebbe da ridere.

Siamo al limite del grottesco. Perché i nostri ‘NO VAX o ‘NO Green Pass’ che dir si voglia hanno potuto tutti i fine settimana, praticamente dall’ottobre scorso bloccare i centri storici di moltissime città, mandare letteralmente ‘a puttane’ – scusate il francesismo – gli incassi di molti commercianti già in crisi per il Covid, che hanno dovuto abbassare la claire onde evitare danni più gravi.

Alcuni dei NO VAX  hanno rifiutato le cure e sono finiti all’altro mondo. Altri si sono pentiti dopo aver toccato con mano la bestia ed essere finiti in terapia intensiva. Il bello di una Democrazia come la nostra cresciuta secondo uno spirito liberale come è quello Occidentale, alla fine è proprio questo: quello di poter esprimere liberamente le proprie opinioni, anche quelle più strampalate, ovviamente nel rispetto della legge. 
In altre parole il famoso motto «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo» messo in pratica. Che molti attribuiscono al pensatore francese Voltaire (ma questo poco conta) ma che in realtà è della scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall, attiva nella prima metà del 1900 (“I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it” cit.).  
Sono questi i fondamenti del nostro mondo di cui tutti noi dovremmo essere orgogliosi di far parte. Perché alcune libertà, alcuni diritti che vengono sistematicamente negati nella grande “Madre Russia” per noi sono qualcosa di acquisito, pressoché scontato.  Quello che spiace in tutta questa vicenda che accanto al ‘bar degli ubriachi’ ci siano anche i cattivi maestri. Quella parte di stampa che per proprio tornaconto e per una campagna di posizionamento assolutamente lucida – ma aggiungiamo noi anche un po’ cinica –  prima ha strizzato l’occhio ai NO VAX  e oggi fa lo stesso con la guerra in Ucraina.
Chi vince per distacco è senz’altro La Verità quotidiano che proprio grazie alle sue posizioni controcorrente ha visto moltiplicare le sue copie nel periodo di Coronavirus e che immancabilmente anche rispetto alla crisi ucraina, il primo giorno del conflitto anziché aprire a tutta pagina con una chiara condanna al dittatore di San Pietroburgo ha così titolato: “Il fallimento UE ci regala la guerra di Putin”.

Quasi che i limiti acclarati della nostra Unione Europea che ben lungi dall’essere ancora quegli Stati Uniti d’Europa a cui personalmente agognano, siano la causa dello scempio che sta andando in scena nell’est del vecchio Continente.  Ma tant’è.

Alla fine anche questo rientra in quel bello della Democrazia di cui dicevamo prima.
Ciò detto a tutti i ‘NO VAX’ di casa nostra così come agli ‘amici di Putin’ un viaggetto oltre la nuova cortina che lo zar sta cercando  di erigere non farebbe male. Così giusto per ristabilire un attimo le cose e dar loro il giusto valore. Il vecchio detto ‘Provare per credere” è sempre attuale. 

Fabrizio Valenti
 

 

 

 

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