Prosegue a ritmo serrato e con grande partecipazione di pubblico la mobilitazione popolare contro la realizzazione del progetto “Magenta Campus Data Center” nell’area dell’ex Novaceta. Nel corso dell’ultimo banchetto organizzato dal Comitato “No Data Center” in Piazza Liberazione, i cittadini hanno risposto numerosi con la propria adesione, portando il totale dei sostenitori a oltre 1.500 firme, a cui si sommeranno quelle raccolte nelle ultime ore.
Come specificato dai referenti del comitato, a partire da Gianni Pezzotta, un primo ed importantissimo blocco di 1.286 firme è già stato formalmente protocollato presso gli uffici del Comune di Magenta per chiedere un’immediata sospensione dell’iter procedurale. Le restanti sottoscrizioni verranno protocollate a brevissimo, prima del prossimo incontro informativo aperto a tutta la cittadinanza. La petizione popolare rappresenta una chiara richiesta indirizzata all’amministrazione comunale: fermare i passaggi decisionali e avviare un confronto pubblico e trasparente sull’impatto ambientale, energetico e sul consumo del territorio.
A fare il punto sui motivi della protesta è stato Paolo Fagnani, storico ambientalista di Vittuone. “Non siamo a prescindere contro i Data Center, ma contro gli effetti secondari e l’impatto ambientale che queste strutture generano”, ha ribadito. Tra i timori principali figurano i potenziali inquinanti dei sistemi di backup, il consumo energetico spropositato e l’aumento del calore che minaccia un ecosistema agricolo già fragile, come quello della Pianura Padana, caratterizzato da una rete secolare di fontanili e canali di irrigazione. Fagnani ha sottolineato che la battaglia riguarda in primis il futuro delle nuove generazioni e la tutela del territorio, ricordando le numerose osservazioni formali già avanzate anche nell’ambito dei progetti nei comuni vicini come Vittuone e Sedriano.
Presente alla mobilitazione anche la professoressa Filomena Battipaglia, che ha ribadito l’importanza dell’informazione e del confronto: “L’iniziativa è fondamentale per far comprendere alla gente cosa sta accadendo. Non cerchiamo la contrapposizione fine a se stessa, ma il dialogo costruttivo con le autorità locali”.
A testimoniare un coinvolgimento trasversale è stato Riccardo Colnaghi, attivista di soli 21 anni. Il giovane ha espresso forte preoccupazione per i potenziali danni ai residenti e, in particolare, per la vicinanza della struttura a un plesso scolastico. Sorprendente, secondo Colnaghi, la risposta dei suoi coetanei: “C’è molta più sensibilità di quanto mi aspettassi tra i giovani; pur trattandosi di infrastrutture tecnologiche, dimostrano grande attenzione alla tutela dell’ambiente e della comunità”.












