― pubblicità ―

Dall'archivio:

Accoltellato in casa a Novara: inquirenti al lavoro sui riscontri

+ Segui Ticino Notizie

Ricevi le notizie prima di tutti e rimani aggiornato su quello che offre il territorio in cui vivi.

Attenzione: questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie.

Potrebbe contenere informazioni obsolete o visioni da contestualizzare rispetto alla data di pubblicazione.

NOVARA – Cos’e’ accaduto davvero intorno alle 11 di ieri nella vecchia casa popolare di via Andoardi, a Novara?
Cosa e’ successo di tanto grave da trasformare una mite signora albanese di 51 anni in una furia omicida, capace di vibrare cinque, forse sei coltellate al petto, al collo e all’addome dell’uomo per il quale lavorava da 3 anni? Sono queste le domande a cui gli inquirenti devono trovare risposta, per mettere nella giusta luce l’assassinio di Antonio Amicucci il pensionato 68enne di origine abruzzese trovato dai carabinieri agonizzante in un lago di sangue nella cucina di casa e poi subito morto nonostante i soccorsi.
 

Cio’ che e’ certo e’ che la donna, Mide Andreu, 51 anni, sposata con figli, collaboratrice domestica di Tonino (come tutti lo chiamano nel rione) ha confessato di averlo colpito al culmine di una discussione diventata una aggressione. “Ho dovuto difendermi” ha raccontato la donna ieri pomeriggio ai carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Novara che l’hanno arrestata con l’accusa di omicidio volontario e al sostituto procuratore Giovanni Castellani. Da cosa abbia dovuto difendersi ancora non e’ chiaro, ma non e’ escluso che l’aggressione di cui parla possa essere a sfondo sessuale. A carico di Amicucci, tra l’altro, sarebbero emersi una serie di precedenti per reati da “codice rosso”, anche nei confronti dell’ex moglie, da cui e’ separato da diversi anni.

 

Ma non solo: nella sua citta’ di origine, Ortona, in Abruzzo, era stato perseguito anche per altri gravi reati contro la persona, dalle lesioni alle minacce. Un uomo violento, quindi. E che, anche se debilitato da una salute malferma come hanno confermato alcuni vicini di casa, sarebbe stato ancora capace di fare male. Comunque la si voglia guardare e’ una storia intricata, consumata sullo sfondo del quartiere di S.Andrea, quello che fu uno dei principali borghi industriali di Novara, cresciuto intorno alle grandi fabbriche tessili come Wild e Rotondi tra la fine dell’800 e i primi del’900. Oggi questo e’ uno dei quartieri piu’ difficili della citta’. Anche Mide Andreu, che ora e’ in carcere a Vercelli, viveva qui con la sua famiglia. E qui, il giorno dopo la tragedia, la vita e’ ripresa con i ritmi di prima. Ma con un dolore in piu’.

Questo articolo fa parte dell'archivio di Ticino Notizie e potrebbe risultare obsoleto.

■ Prima Pagina di Oggi