MILANO – Sono 54 i fermi eseguiti dalla squadra Mobile di Milano, insieme allo Sco e alla Guardia di finanza di Como, nell’inchiesta che ricostruisce 15 anni di ‘ndrangheta, nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, che vede protagonisti alcuni personaggi legati alla cosca Mulè.
L’indagine ha consentito di fotografe tre periodi storici: dal 2007 al 2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione contro imprenditori locali; dal 2010 al 2019 in cui, alle estorsioni, si è aggiunto il controllo e la gestione di appalti relativi al servizio di pulizia di grandi imprese; dal 2018 ad oggi in cui sono ripresi su larga scala gli episodi di estorsione in danno di piccoli e medi imprenditori e semplici cittadini. Diversi i settori in cui gli indagati siano riusciti ad estendere il loro controllo: dal settore del trasporto conto terzi alla ristorazione ai servizi di pulizia e facchinaggio.
Emblematico il caso del noto ristorante – Unico Milano all’ultimo piano della torre al Pioltello – “gestito da una società riconducibile agli indagati che, dopo aver drenato notevoli risorse finanziarie illecite dagli indagati e verso gli indagati, accumulando, però, ingenti debiti nei confronti dell’erario, è stata dichiarata fallita per aver sistematicamente omesso il versamento delle imposte”. Agli indagati viene contestato anche l’utilizzo di modalità estorsive, di violenze e di fatti di illecita concorrenza che avrebbero consentito di gestire i sub appalti di una nota e storica società lombarda Spumador, operante nel settore della produzione di bevande e connessa logistica.
“Le commesse di trasporto così illecitamente acquisite venivano poi spartite tra i vari affiliati consentendo a tutti lauti guadagni accresciuti, altresì, dal ricorso sistematico a false fatturazioni”, spiegano gli investigatori. Accanto a questa ‘ndrangheta 2.0 resta anche l’interesse per il traffico di stupefacenti, nell’ambito del quale sono chiaramente emerse le mire espansionistiche verso la Svizzera e, in particolare, verso il Cantone San Gallo “divenuto una vera e propria base logistica per alcuni dei soggetti indagati che vi si sono stabilmente insediati”.

