Ce lo ha insegnato anni fa, ormai tanti, correvano i Novanta, il nostro maestro di scrittura (e stile, e inquietudine) Emanuele Torreggiani.
Dei suicidi, col dovuto e premesso rispetto verso tutti gli altri colleghi e le altre testate, NON si dovrebbe scrivere. Neanche un rigo. Troppe volte, specie negli ultimi anni, ci siamo adombrati nel leggere frasi (a nostro modo di vedere, inqualificabili) tipo ‘pare fosse depressa’, ‘attraversava un momento difficile’, ‘sembra avesse dei problemi con il partner’.
Nossignori, la morte è qualcosa di troppo grande per ridurla a chiacchiera, vox populi, esercizio di morbosità, chiacchiera da bar.
Per scrivere compiutamente sulla morte di un uomo o di una donna, noi siamo convinti- come Emanuele ci insegnò- che servano le corde di un Byron, la profondità di un Dostojevskji, la gravitas di un Simenon, la genialità di un Hemingway. Per rimanere al giornalismo del ventesimo secolo, chi altri? Forse Luigi Barzini, Gianni Brera, Dino Buzzati, Ettore Mo.
Ma siccome tutti questi giganti (eccezion fatta per l’ultimo) sono passati a miglior vita, sarebbe il caso di attenersi a questa vecchia regola: di suicidi non si scrive.
E non esiste alcun fantomatico diritto di cronaca da accampare.
Le uniche parole scritte negli ultimi 50 anni che ci pare contengano un barlume di luce, tale da squarciare il buio di una vita che si spegne così, furono quelle che Fabrizio De Andrè dedicò a Luigi Tenco. Quelle con cui ci sentiamo di chiudere.
(f.p.)
Signore, il suo sentiero
Quando a te la sua anima
E al mondo la sua pelle
Dovrà riconsegnare
Quando verrà al tuo cielo
Là dove in pieno giorno
Risplendono le stelle
L’ultimo vecchio ponte
Ai suicidi dirà
Baciandoli alla fronte
Venite in Paradiso
Là dove vado anch’io
Perché non c’è l’inferno
Nel mondo del buon Dio
Con le sue ossa stanche
Seguito da migliaia
Di quelle facce bianche
Fate che a voi ritorni
Fra i morti per oltraggio
Che al cielo ed alla terra
Mostrarono il coraggio
Spero non vi dispiaccia
Se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
Soffocherà il singhiozzo
Di quelle labbra smorte
Che all’odio e all’ignoranza
Preferirono la morte
Il tuo bel Paradiso
L’hai fatto soprattutto
Per chi non ha sorriso
Per quelli che han vissuto
Con la coscienza pura
L’inferno esiste solo
Per chi ne ha paura
Mai ti potrà indicare
Gli errori di noi tutti
Che puoi e vuoi salvare
Che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
Vedrai, sarai contento
Vedrai, sarai contento