Caro Fabrizio Provera,
mi è stato mostrato l’articolo, comparso sul tuo blog, dove parli di me come “eclettico anarchitetto di Bià”.
Tralascio ogni commento sul minestrone del suddetto articolo. Sarebbe facile svelare gli ingredienti scadenti e l’escamotage per condire una pessima minestra insapore facendola passare per un ottimo minestrone delle osterie fuori porta di Veronelliana memoria.
Vorrei porre invece l’attenzione sulla cassoeûla che non conoscevo e che ho trovato indigesta: il tuo giornale online.
Non avevo mai visto mettere insieme piedini, costine e cotenne di maiale con verze, cipolle e aglio con così tanta spregiudicatezza.
Troppo condimento. Mi è rimasta sullo stomaco. Interviste e complimenti a tutto il potentato locale, rigorosamente “Sì tangenziale”, sviolinate a destra e a sinistra (l’importante che siano sindaci, assessori e consiglieri comunali), ma soprattutto quante storie romanzate e quanta grazia nel raccontare le gesta eroiche dei giovani amici (tuoi) neofascisti.
Ho preso l’alka seltzer, ma ho ancora un peso sullo stomaco.
Non mangerò più la tua cassoeûla e consiglio a tutti di fare altrettanto.
Soprattutto sconsiglio a tutti di frequentare il tuo ristorante.
Alberto Clementi, Architetto Antifascista
Ciao Alberto, ne prendo atto. Al di là che siamo una testata giornalistica registrata, e non un blog, tutto il resto- scritto con la tua proverbiale genialità, anche lessicale- lo rispetto. Mi spiace, soltanto, che i retaggi di un tempo bellissimo e maledetto che tu hai vissuto da protagonista, e io soltanto studiato sui libri, ossia gli anni della Contestazione, abbiano evidentemente lasciato alcune tracce dell’incrostazione stantia di un antifascismo che stride non solo con l’anacronismo di un tempo per sempre sepolto dal tempo stesso, ma soprattutto con la lezione di due immensi giornalisti ed uomini di cultura, Gianni Brera e Werther Pedrazzi, entrambi convintamente antifascisti, da cui io mi abbevero da decenni: se viene meno la considerazione che l’Uomo e l’Umano valgono meno delle Idee in cui quegli stessi uomini credono, e se manca la convinzione che il Sogno degli Uomini Liberi lo possiamo rincorrere tutti, anche i fascisti, beh allora prevale un alone di tristezza. Ma d’altro canto, come scrisse un grande anarchico che entrambi veneriamo, Fabrizio De Andrè (era anarchico come Gino Veronelli…), Passerà anche questa stazione senza far male/ Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore.
Auguro le migliori fortune al tuo libro, anche se mi par di capire che non gradirai una mia chiosa, che avrei vergato ben volentieri. Tant’è, ce ne faremo una ragione. Come per il tuo disamore per la cassoeula, in effetti non me la vedo come piatto principale allo Studio 54 nel 1977 o giù di lì, con Andy Wahrol, Jerry Hall e Lou Reed. Ma tu c’eri, e io no. Detto questo, don’t worry: ti voglio bene comunque. Un abbraccio (anti)fascista.
Il tuo ‘amico’ Provera