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Abbiategrasso, i (quasi) 45 anni di Roberto Albetti in politica. Nostalgia per il tempo dei giganti, immersi in quello dei nani

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ABBIATEGRASSO –  “Nel gioco di questa responsabilità di fronte ai valori, l’uomo ha a che fare con il potere. Intendo per potere quello che nel suo libro – così intitolato – Romano Guardini definiva come delineazione dello scopo comune e organizzazione delle cose per il suo raggiungimento. Ora, o il potere è determinato dalla volontà di servire la creatura di Dio nel suo dinamico evolversi, servire cioè l’uomo, la cultura e la prassi che ne deriva, oppure il potere tende a ridurre la realtà umana al proprio scopo; e così uno Stato sorgente di tutti i diritti riconduce l’uomo a «pezzo di materia o cittadino anonimo della città terrena» (cfr. Gaudium et spes 14,2. Costituzione pastorale del 7 dicembre 1965; in Tutti i documenti del Concilio, Ed. Massimo, Milano 1993, pp. 139ss), così come ne parla la Gaudium et spes”.

Nel 1987, al congresso della Democrazia Cristiana di Assago, don Luigi Giussani pronuncia un discorso profetico- ed ancora perfettamente attuale, come si conviene a chi ebbe in dono la visionarietà- sull’agire dell’uomo in politica. A quel congresso c’era l’attuale vicesindaco di Abbiategrasso, Roberto Albetti, classe 1945, storicamente ‘immerso’ nella storia del movimento di Comunione e Liberazione, al pari di come noi- uomini del 2018 agli sgoccioli- siamo immersi nel tempo in cui la politica è appannaggio dei nani. Specie a livello locale.

Troppi, nell’arco degli ultimi anni, gli episodi evidenti e crescenti del progressivo disgregarsi della qualità del ceto politico abbiatense (problema di ogni livello istituzionale, sia chiaro, e di ogni città media o piccola che sia) che ci hanno portato a rimpiangere una classe politica, quella della cosiddetta Prima Repubblica, liquidata troppo in fretta.

Roberto Albetti, ci ha ricordato giorni fa, esordisce in politica nel 1975 ad Abbiategrasso. Ha 30 anni, si getta nella mischia con due amici del movimento di Cl e fa subito il pieno di voti (e di preferenze),  da lì si sviluppa una carriera che lo porta ad essere vicesindaco con Aldo Agosti, consigliere della Provincia di Milano e del Parco Ticino, componente della segreteria di Roberto Formigoni in Regione Lombardia, sindaco di Abbiategrasso nel 2007, presidente di Ersaf Lombardia, e nel 2017 elemento decisivo per la vittoria di Cesare Nai con l’exploit di Abbiategrasso Merita, la lista centrista che con quasi 1000  voti (e poco meno del 9%)fa decollare il centrodestra.

Tra alterne fortune e vicende, la carriera politica di Albetti si è svolta in decenni contrassegnati dallo scontro dei cosiddetti grandi partiti popolari (Dc, Pci, Psi, i partiti laici come Pri e Pli, il Movimento Sociale Italiano) nei quali il personale politico era rigorosamente selezionato, veniva dalla gavetta, ascendeva in virtù del cursus honomur e non dell’improvvisazione.

“Mi ricordo degli scontri- sempre di alto livello- con un politico e concittadino come Edo Carini, all’epoca vicepresidente della Provincia e assessore alle Infrastrutture”, ci ricorda Roberto Albetti, “e dell’altrettanto elevato livello della dialettica in Provincia o nei consessi politici di ogni grado”.

E oggi? Oggi assistiamo a un inesorabile decadimento. Se pensiamo- tanto per rimanere alla storia recente di Abbiategrasso- alle consigliature di Angelo Ceretti (1998-2002) o di Alberto Fossati (2002-2007), allora il confronto col presente diventa impietoso. Da ogni parte politica lo si guardi.

Dilettantismo allo sbaraglio, presunzione, pressapochismo, improvvisazione, scarsa conoscenza della lingua italiana, interventi imbarazzanti in Consiglio comunale. Ne abbiamo sentite di ogni, nel corso degli ultimi anni, con rarissime eccezioni, se vogliamo l’ultima è quella rappresentata da Mauro Dodi, un autentico fuoriclasse scovato in virtù di un’amicizia ultra trentennael da Cesare Nai  (anch’egli a suo modo un’eccezione, anche in virtù di una solida formazione culturale personale), che non a caso ha tolto il disturbo prestissimo.

Don Giussani durante una lezione

Le persone di autentico valore, nel novero della politica abbiatense di conio recente, sono assai poche. Da loro, però, tocca ripartire per non piombare nello sconforto. La speranza va sempre coltivata. Magari consigliando a tutti i politici di oggi la lettura, lo studio, il confronto coi grandi pensatori politici del Novecento, da cui si possono trarre solo grandi lezioni.

Come questa riflessione sul Potere, sempre ricompresa nel discorso che don Giussani tenne ad Assago 31 anni fa, e che risplendono ancora oggi nella loro luminosa linearità. E che idealmente dedichiamo ai (quasi) 45 anni di Roberto Albetti ‘politico’, sapendo che ultimamente, sempre più spesso, appoggia sconsolato la mano al mento. E scuote la testa.

“Se il potere mira solo al suo scopo, esso deve cercare di governare i desideri dell’uomo. Il desiderio, infatti, è l’emblema della libertà perché apre all’orizzonte della categoria della possibilità; mentre il problema del potere, inteso come ho accennato, è quello di assicurarsi il massimo di consenso da una massa sempre più determinata nelle sue esigenze. Così i desideri dell’uomo, e quindi i valori, sono essenzialmente ridotti. Una riduzione dei desideri dell’uomo, delle sue esigenze e, quindi, dei valori, viene perseguita sistematicamente. I mass media e la scolarizzazione diventano strumenti per l’induzione accanita di determinati desideri e per l’obliterazione o l’estromissione di altri. Nell’enciclica Dives in misericordia il Papa nota: «Questa è la tragedia del nostro tempo: la perdita della libertà di coscienza da parte di interi popoli ottenuta con l’uso cinico dei mezzi di comunicazione sociale da parte di chi detiene il potere» (cfr. Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 11. Lettera enciclica del 30 novembre 1980)”

Fab. Pro.

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