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Dall'archivio:

Il Decreto Dignità non tagli i fondi a chi aiuta la cultura

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In questi giorni l’AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha inviato a tutti i soggetti coinvolti direttamente e indirettamente dalle novità del Decreto Dignità relative al divieto di qualsiasi forma di pubblicità del gioco d’azzardo, un questionario per raccogliere informazioni e approfondimenti utili a definirne al meglio le linee guida per mettere in pratica tale divieto.

Gli esiti di questa consultazione dovrebbero arrivare entro febbraio (dieci giorni per rispondere al questionario e un massimo di quarantacinque per deliberare).

Ora, in particolare il Decreto Dignità (approvato la scorsa estate e che oltre al gioco ha introdotto novità anche in materia di contratti di lavoro) vieta di sottoscrivere nuovi contratti di pubblicità e sponsorizzazioni in riferimento a tutti i giochi (esclusa solo la Lotteria Italia).

Bene, sappiamo tutti quanto la destinazione di fondi a favore della Cultura, in Italia, rappresenti da tempo immemore un vulnus che non si riesce mai a sanare a dovere: non si dice, con un’espressione ormai abusata, che la Cultura è la Cenerentola del bilancio statale?

Una situazione ancor più urgente oggi, con una riduzione (che sembra ahinoi crescere a ritmi esponenziali) delle risorse destinate all’arte e alla cultura e che contestualmente – e paradossalmente – si accompagna alla ricerca “massiva” di risorse nel settore del mecenatismo privato.

 

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