La clinica Santa Crescenzia impegnata nella campagna di prevenzione nelle scuole del territorio insieme a Greenvision e AIMO (Associazione Italiana Medici Oculisti)
ABBIATEGRASSO – 
“Spesso nei bambini ci sono delle problematiche a livello visivo che non vengono repentinamente riscontrate, il risultato è di avere dei disturbi a livello funzionale che si riflettono anche nella socialità del bambino, ad esempio con difficoltà in ambito scolastico, la cui origine talvolta appare poco chiara. Una diagnosi tempestiva – sottolinea la specialista – può portare alla risoluzione di molti di questi problemi”. Una patologia, peraltro, molto diffusa e che presenta dei costi sociali anche piuttosto rilevanti è l’ipovisione. Nel mondo esistono 37 milioni di ciechi e 124 milioni di ipovedenti.
“Il tema di fondo, però, – spiega la dott.ssa del Santa Crescenzia – è che il cosiddetto ‘occhio pigro’ se trattato tra i 3 e i 5 anni può essere educato e, quindi, la criticità può essere superata. A 8 anni, invece, è ormai troppo tardi. A quel punto fare regredire la patologia è pressoché impossibile”. In tal senso, senza dubbio, la venuta meno della medicina scolastica si è rivelato un problema in più in termine di prevenzione.
“Oggi gli screening – sottolinea la Mengoni – sono rimandati in toto ai pediatri di base che sul nostro territorio operano molto bene, ma non è così ovunque. Inoltre, qualche caso può sempre scappare”. I pediatri di base, oltre che effettuare uno screening a tutti i loro piccoli pazienti, tendenzialmente, incoraggiano i genitori nel sottoporre i propri figli ad una prima visita oculistica. “Noi – prosegue l’esperta – non ci stanchiamo mai di raccomandare questi controlli. Sono il modo più rapido per far emergere fin da subito ipermetropie, astigmatismi, miopie e altre patologie che possono essere corrette”. Nel caso dell’astigmatismo o delle ipermetropie, per esempio, i genitori spesso non si accorgono delle difficoltà del figlio. “Essendo deficit che si hanno dalla nascita, per il piccolo il mondo è così – dice la Mengoni – quindi, non si lamenterà mai. Moltissimi soggetti sono “monocoli funzionali” eppure non se ne accorgono. La questione di fondo è che la vista sino a 8/9 anni è plastica, dopodiché il bambino ha ‘imparato’ a vedere il mondo in quel modo e non si può più tornare indietro”.
E’ per questo che esperienze come quelle della Scuola Materna Papa Giovanni XXIII non solo vanno apprezzate, ma sarebbe molto utile vederle replicate un po’ su tutto il territorio per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica su questi problemi. L’altro aspetto, non secondario, che la Mengoni segnala favorevolmente, è il clima di positiva e fruttuosa collaborazione registrato ad Abbiategrasso tra ottici ed oculisti.
“Ho aderito molto volentieri a questa esperienza anche per questo motivo – conclude la professionista del Santa Crescenzia –l’avere a cura la salute degli occhi dei nostri pazienti, dovrebbe essere un punto di contatto. Ma non sempre è così. Ad Abbiategrasso, invece, questa unità d’intenti era fortemente percepibile, un valore aggiunto ai fini del dépistage”.
(*spazio informativo a cura della Clinica Santa Crescenzia)



