8 sogni, 8 ricordi: gli inediti di Isabella Turso, la pianista apprezzata da Ennio Morricone- di Monica Mazzei

Intervista su Nocturne, il suo ultimo lavoro

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Durante la nostra chiacchierata, sono emerse anche molte altre tematiche care all’artista, dall’ambiente al ruolo della donna nel difficile mondo della musica, un mondo ancora troppo maschile… Ma è emerso anche un indissolubile legame con il lavoro sull’immagine e le colonne sonore.

Ringrazio subito Isabella Turso per questa lunga conversazione intrattenuta con me, nella quale si è spesa molto per raccontare se stessa ed il suo nuovo album.

La presento ai nostri lettori: pianista stimata anche dal grande Ennio Morricone, che le telefonò per complimentarsi con lei, per come aveva reinterpretato le musiche da lui composte per il film “Nuovo Cinema Paradiso”; incarico che le era stato affidato dal figlio del Maestro, Andrea Morricone.

“Di grande talento e sensibilità”, così la definì Morricone senjor.
Isabella, che ha già all’attivo diversi album che hanno ricevuto un’ottima critica, come “Omaggio a Donaggio” e “Big Break”, e “All Light” per citarne alcuni; ama il repertorio classico quanto il jazz, il rock, il pop, ed il rap; ed è considerata una delle pianiste più rappresentative della musica classical-contemporary.
Ha suonato e composto insieme a nomi interessanti e vinto premi importanti.

Francesco Alberoni l’ha definita sulle pagine del Il Giornale, “Una grande artista il cui nuovo stile andava segnalato subito”.
Nel 2017, ha collaborato con Dargen D’Amico, con il quale ha composto un album pervaso di contaminazioni rap.
Insieme avevano poi partecipato a diversi festival, e avevano chiuso il concerto diPatti Smith al Teatro Ariston di Sanremo, nel 2018.

Recentemente è uscita con un nuovo album dal titolo “Nocturne”, prodotto da Ludovico Clemente: 8 inediti composti tutti da lei.
È quest’ultima produzione un disco soave, nel quale la musicista ha tradotto in note strumentali (il pianoforte da lei suonato è il protagonista ma con molti validi “compagni”), i propri stati d’animo notturni e i ricordi, nei quali persone e luoghi le vengono incontro tornando vivi.

In questa intervista ce ne racconta genesi e futuro.

Domanda:

“Isabella cosa significa la notte per te? La vivi immersa nel sonno onirico o nelle riflessioni più intime? Ci sono dei sogni che ti hanno rivelato qualcosa di te stessa?”.

Risposta:

“Assolutamente si. Più che i sogni notturni, le visioni ed i sogni ad occhi aperti, perché sono tutti legati tra loro da una atmosfera della notte. Per me questo è stato un modo di scrivere diverso ed un nuovo modo di raccontarmi. Il denominatore comune di questi pezzi sono però sempre io, con i miei ricordi ed i miei sentimenti. Essendo musica strumentale ha il pregio di lasciare alla libera interpretazione di chi ascolta. I suoni appartengono a quel meraviglioso mondo nel quale se le parole non arrivano, la musica parla”.

D

“Qual è il tuo modo di lavorare? Qual è il fil rouge? Prevale più la gioia o la malinconia?”

R

“Debbo partire da una ‘immagine’, come in un sogno cinematografico, si crea in me questo ricordo o questa sequenza ed io ne compongo la musica: do forme a storie in musica. Il fil rouge è fatto di emozioni che la notte riesce a curare in modo terapeutico. Sono una introspettiva e grazie alla notte focalizzo e traduco meglio anche i dolori e riesco ad elaborali con la musica. Questo album nasce anche durante un periodo durato un anno e mezzo con situazioni contrastanti, anche di emozioni in contrasto dentro di me… Indubbiamente per me questo album significa molto. Per me la notte non è mai stata oscurità ma mistero ed allo stesso tempo, chiarezza”.

D

“Quale è il brano nel quale pensi di aver impiegato al meglio questa capacità di lavorare sulle immagini?”

R

“Sicuramente il brano che ho dedicato ad un dipinto di Van Gogh: infatti lui riteneva che la notte fosse più viva e colorata del giorno e su questo mi trova completamente d’accordo. Di giorno noi perdiamo i dettagli nel caos. Poi c’è “LullaFly”, dedicata a quei bambini nella guerra che non hanno più nemmeno una cameretta in cui rifugiarsi per dormire. Infatti l’ho concepita immaginando un piano che suona in modo intimo in una stanza piccola…”

D

“E con quali strumenti hai tradotto tutto questo? Io ho sentito oltre al tuo meraviglioso piano, un violoncello, una chitarra e via discorrendo… Ed in che modo vi siete accordati tra musicisti per tradurre insieme in note il tuo progetto?”

R

“Eh, questa è una bella domanda! Io li chiamo gli ‘incontri magici’, perché si è trattato di incontri di sensibilità molto affini. Ad esempio, la violoncellista con la quale apro l’album, Tina Guo, anche se a distanza, visto che lei vive in California ed io a Verona, siamo riuscite a creare una grande forza comunicativa tra donne e performer e c’è molto bisogno di questo, adesso come adesso. Quindi se dovessi tradurre la tua domanda in una semplice risposta, direi che ‘abbiamo tradotto tutto in musica, collegando sensibilità, creando un potente ponte emotivo tra artisti ed artiste’. Quando questo si concretizza totalmente, io tocco il cielo con un dito! La stessa cosa è avvenuta con il chitarrista classico, Luca Nobis, con il quale vi è stato un eguale incontro emotivo ed artistico e che ho conosciuto grazie al produttore Ludovico Clemente. Abbiamo comunque anche altri strumenti, come un’altra chitarra e degli archi…È un album nel quale il pianoforte rimane protagonista però in dialogo con altri strumenti e musicisti”.

D

“La musica strumentale indubbiamente è la più adattabile. A quali sbocchi pensavi mentre componevi l’album?”

R

“Nel momento in cui compongo, non penso alla destinazione dell’album. Mi aggrappo semplicemente alla fonte di ispirazione. Quindi nel momento in cui nasce, grazie ad una storia o ad una immagine che ho nella testa, in quel momento per me è come se fosse già una ‘colonna sonora’. Sicuramente ogni brano è impiegabile in molti contesti: l’album possiede una forza comunicativa visiva. Io immagino i miei brani come dei piccoli cortometraggi; 8 storie che possono essere ‘lette’ sia in orizzontale che in verticale”.

D

“Quali sono i limiti per un’artista? Ce ne sono? Sono insormontabili?”

R

“Il mio motto è arrivare il più vicino al limite da superare per poterci riuscire. Detto ciò, se debbo pensare ad un limite per una donna nel mondo della musica, poi compositrice nel mondo dei suoni e della produzione e non cantante, che già una cantante può avere difficoltà… Non voglio farne troppo una questione di genere, ma il ‘gender gap’ esiste ed è ancora enorme e lo dicono i numeri, non lo dico io. Lo dice anche l’approccio che ho sempre notato nell’ambiente, perché c’è sempre un po’ la tendenza a sminuire il lavoro se la compositrice è donna. Si tende sempre a voler affiancare qualcun altro, come se una donna non fosse abbastanza. Si deve faticare molto a superare quelli che più che limiti, definirei barriere e questi preconcetti. Dal canto mio però (ride), faccio di tutto per spaccarli questi muri!”.

D

“A livello di colonne sonore, di quali sei appassionata?”

R

“Mi piace molto Brian De Palma e le atmosfere da thriller psicologico. Per questo motivo, in passato ho tenuto molto a comporre questo album ‘Omaggio a Donaggio’, che aveva composto oltre a brani celebri portati a diversi Festival di Sanremo; colonne sonore come “A Venezia un dicembre rosso shoking”. Con Donaggio c’è un affetto incredibile ed è stata certamente la mia collaborazione più importante dal punto di vista delle colonne sonore.”

D

“Hai vinto anche dei premi impostanti…”

R

“Il Premio Troisi è stato certamente il più bello. Me l’ha consegnato personalmente sul palco Maria Grazia Cucinotta, nella splendida isola di Salina. La motivazione riguardo il mio modo di fare musica, fu nello specifico che io faccio ‘musica senza barriere, perché so mescolare più generi per creare un linguaggio inclusivo’. Questo anche per il mio omaggio a Benigni e Troisi a ‘Non ci resta che piangere’, la cui colonna sonora originaria era di Donaggio. A Firenze per ilpremio Apoxiomeno ho suonato persino davanti a Robert Redford e ad Helen Mirren”.

D

“Promuoverai live questo lavoro?”

R

“Assolutamente si. Le date usciranno a breve, ma inizieremo intorno alla metà di marzo. La particolarità alla quale tengo molto, è che gireremo con un’auto elettrica, perché io nell’impegno contro il cambiamento climatico, ci credo. L’ho fatto anche nei progetti precedenti e realizzerò dei podcast. In questi podcast inviterò personaggi importanti a dire la loro, e dovranno essere in qualche modo legati sia alla musica che al tema del rispetto dell’ambiente. Nel precedente tour usavamo abiti di riciclo per esempio”.

D

“E ci saranno dei festival a tema particolari ai quali parteciperai?”

R

“Verso l’estate ci saranno soprattutto delle location particolarmente legate all’ambiente. Il resto del tour sarà nei teatri e poi luoghi collegati a Castelli e luoghi storici”

D

“Sorprese sul palco? Come tradurrete tutto in versione live?”

D

“Sul palco con me per iniziare, ci sarà sempre Luca Clemente, il produttore, che porterà arrangiamenti particolari e diversi sia per Nocturne che per i miei precedenti album.”

D

“Proiezioni future?”

R

“L’ultimo brano del mio attuale album da la risposta: ‘Memento?… E’ un brano che in qualche modo lascia un finale aperto. Ascoltandolo, ci si accorge che vi è un design musicale diverso dai miei precedenti album: vi è un contorno elettronico. Chissà dove mi porterà questa evoluzione? Uscirò con un nuovo album, già un progetto concreto, in collaborazione con un poeta californiano. È un grandissimo autore che ha vinto anche degli Emmy. È molto conosciuto in particolare in tutti gli USA. Uscirà quindi un album di musica mia in stretta ed intima relazione con la parola sua. E sarà proprio lui a raccontarsi in modo molto intimo e personale. Anche qui un meraviglioso incontro di sensibilità”.

Monica Mazzei, free lance culturale

[email protected]

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