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Magenta: il nuovo romanzo di Maria Luisa Busti

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Una storia del Novecento. La presentazione in biblioteca
 

MAGENTA – ‘Una storia del Novecento’, questo il titolo dell’ultimo – l’ottavo per l’esattezza – libro di Maria Luisa Busti, edito, all’interno della collana ‘L’albero della memoria’, da la Memoria del Mondo. Ed e’ stato proprio Tino Malini ad avviarne la presentazione al pubblico, intervenuto in Sala consiliare, in occasione del secondo appuntamento del breve ciclo – a cura della Biblioteca – che ha avuto protagoniste “due signore della Scrittura”, per citare lo stesso illuminato libraio di Galleria Portici.

Dopo Raffaella Nova Santagostino (già si è scritto), venerdì 11 marzo, è stata la volta della scrittrice ‘magentina’. Attributo qui usato non nell’accezione anagrafica, ma come sottolineatura del fatto, ribadito dalla Busti, che da sempre la Magenta d’antan e il territorio circostante sono i luoghi delle sue pagine. E’ stato un racconto del direttore dell’albergo (una vecchia villa nobiliare ristrutturata che fu anche orfanotrofio), dove lei soggiornava col marito durante una vacanza nell’Aretino, nel settembre del 2018, a dare la stura alle vicende de ‘Una storia del Novecento’.

“La dimora era proprietà dell’ultimo Conte Schiatti, padre di molti figli mai riconosciuti … ho iniziato il romanzo, ambientandolo proprio lì, in Toscana, però, poiché quel paesaggio, seppure bellissimo, non mi appartiene, l’ho cambiato (come da foto di copertina ndr). Io amo scrivere della mia terra, della mia gente, delle mie radici”, ha spiegato l’autrice, che ha scelto il primo dopoguerra, “periodo storico denso di avvenimenti, fertile dal punto di vista narrativo”, mutando, così, anche l’epoca rispetto a quella in cui visse il nobile seduttore che le ha ispirato il personaggio di Achille. “Sono e mi sento – ha affermato – una donna dello scorso secolo”, i cui accadimenti, in specie quelli che hanno prodotto un’eco significativa sulla realtà della provincia milanese, sono oggetto della sua attenta e costante ricerca storica.

Ora, passiamo al altro. Pur non volendo addentrarci nella questione della scrittura ‘femminile’ o ‘maschile’, scorrendo le righe “limpide, pacate, serene” – come le ha definite Raffaella Nova Santagostino, conduttrice dell’incontro letterario – molte delle quali dedicate ai sentimenti più intimi e profondi, causa o conseguenza dell’agire, della crescita, del cambiamento, delle scelte dei personaggi e considerando, in aggiunta, l’ampio spazio dato alle protagoniste – siano esse creature di fantasia quali Brigida, Elena, Angelina o donne realmente esistite e magari ancora poco note, quali Abigaille Zanetta ed Ersilia Majno – chi potrebbe negare l’evidenza che a vergarle sia stata una mano mossa da un sentire femminile? Mano che, di sicuro, gli affezionati lettori di Maria Luisa Busti non attribuirebbero ad altri.

Infine, a proposito di mani, non possiamo non nominare le due di Maddalena Miramonti il cui scorrere sul pianoforte nell’esecuzione di brani di Clara Schumann, Fryderyk Chopin e Erik Satie ha fatto battere in modo grato quelle delle scrittrici, del libraio e di tutti i presenti.

Franca Galeazzi

 

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