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Processo Garavaglia-Mantovani: sentenza d’Appello lunedì 14 marzo, udienze concluse

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MILANO   Si sono concluse ieri le udienze del processo di secondo grado in Corte d’Appello, al Tribunale di Milano, a carico dell’attuale ministro Massimo Garavaglia e dell’ex vicepresidente di Regione Lombardia, Mario Mantovani. La sentenza è attesa per lunedì 14 marzo.
 
Ieri, lunedì 7 febbraio, davanti al collegio giudicante presieduto dal dottor Massimo Boselli hanno concluso le proprie arringhe gli avvocati difensori: dapprima è intervenuto l’avvocato  Giampiero Chiodo, difensore di Giacomo Di Capua. Successivamente è toccato all’avvocato Roberto Lassini, che assieme al professor Guido Calvi (tra i principi del foro penale in Italia) difende Mario Mantovani.
E’ quindi stato lo stesso Mantovani, con delle dichiarazioni spontanee accorate e appassionate (che riportiamo nel pezzo seguente), a parlare di fronte ai giudici.
Dopo le condanne nel processo di primo grado (luglio 2019), il processo di secondo grado è cominciato lo scorso mese di settembre.
Quando il sostituto Procuratore Generale  Massimo Gaballo ha chiesto di condannare a un anno e 6 mesi il ministro del Turismo ed esponente della Lega Massimo Garavaglia, assolto “per non aver commesso il fatto” nel luglio 2019 in primo grado nel processo milanese in cui è imputato per turbativa d’asta su una gara per il servizio di trasporto di persone dializzate del 2014, quando era assessore lombardo all’Economia.     Nel processo di secondo grado tra gli imputati figura anche l’ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, condannato dal Tribunale a 5 anni e mezzo e che fu arrestato nel 2015 per corruzione, concussione e turbativa d’asta.
Sul processo ‘pende’ la probabile prescrizione dei reati concernenti la Rsa di Arconate (che paradossalmente ha appena visto risolto ogni contenzioso e si appresta ad aprire nei prossimi mesi) assieme alle nuove prove portate dalla difesa di Mantovani, compresa una determinante intercettazione di Gianluca Parotti che fa cadere l’ipotesi dell’accordo corruttivo tra il professionista e il politico di Arconate.
Per quanto riguarda la difesa di Massimo Garavaglia, i suoi legali Jacopo e Gaia Pensa si sono detti ‘stupiti’ della richiesta di condanna dopo l’assoluzione in primo grado e si sono detti convinti della sua innocenza rispetto al capo d’accusa sulla gara per il servizio ai dializzati.
 

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