La polizia di Stato di Novara ha
scoperto una truffa informatica effettuata con lo spoofing
telefonico, che permette ai truffatori di far apparire sul
telefono della vittima numeri istituzionali o apparentemente
affidabili. Gli investigatori hanno recuperato circa 36.000 euro
e sequestrato diversi conti correnti utilizzati per movimentare
denaro. Sono ancora in corso indagini per identificare gli
effettivi utilizzatori dei conti correnti e ricostruire l’intera
rete criminale.
L’attività investigativa è partita dalla denuncia presentata
il 26 febbraio 2026 da un uomo, titolare di una società presente
nel territorio Novarese. Secondo quanto ricostruito dagli
agenti, la moglie del denunciante è stata inizialmente
contattata tramite un sms apparentemente proveniente dal
circuito di pagamento Nexi, con il quale veniva segnalato un
presunto tentativo di frode bancaria.
Dopo aver chiamato il numero indicato nel messaggio, la donna ha parlato con un
sedicente operatore che, poco dopo, le ha riferito che sarebbe
stata contattata da personale della polizia. Di lì a poco è
infatti arrivata una nuova telefonata: sul display compariva il
numero della Questura di Novara, ma si trattava in realtà di una
chiamata falsificata tramite spoofing. L’uomo al telefono,
presentatosi come ispettore di polizia, ha convinto la vittima
che fosse in corso una frode sui conti aziendali e che fosse
necessario trasferire immediatamente il denaro su conti
“sicuri”. Seguendo tali indicazioni, la donna ha disposto
diversi bonifici istantanei per un totale di oltre 96 mila euro
verso conti correnti indicati dai truffatori.
Subito dopo la denuncia, la polizia ha avviato accertamenti
ed è stato possibile intervenire tempestivamente su alcuni conti
sui quali il denaro risultava ancora disponibile. L’attività
investigativa ha inoltre permesso di individuare diversi
soggetti coinvolti nella gestione dei conti correnti utilizzati
per ricevere e smistare il denaro, alcuni dei quali residenti in
Campania e nel Lazio.

















