Milano, pubblicazione dei nomi dei poliziotti penitenziari indagati dalla Procura, il Sappe annuncia esposto

I 'riflessi' del caso Beccaria con la 'gogna mediatica' cui sono stati sottoposti i poliziotti penitenziari.

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Il Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Donato Capece, annuncia che il primo Sindacato del Corpo presenterà un esposto al Garante della Privacy e all’Ordine dei Giornalisti per denunciare l’inaccettabile gogna mediatica alla quale sono stati esposti i poliziotti penitenziari indagati a Milano per presunte violenze commesse nel carcere minorile di Beccaria.

“Non capisco e non comprendo perché le tanto invocate esigenze di garanzia, tutela e riservatezza che spesso vengono richiamate per coloro i quali, in un procedimento penale, assumono la veste di indagati non debba valere anche per i poliziotti penitenziari indagati per presunte violenze nell’Istituto minorile di Milano. Ieri ed oggi abbiamo assistito alla pubblicazione, su alcuni quotidiani, di dati sensibili, nome e cognome, come forse non era mai successo nel raccontare un fatto di cronaca. Un episodio grave, che rischia di mettere in serio pericolo le persone coinvolte che allo stato attuale sono, è utile ricordarlo, soltanto indagati. Per questo il SAPPe, sentito il proprio Studio Legale, intende presentare un esposto al Garante Nazionale della Privacy affinché accerti eventuali irregolarità ed abusi ed al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti per la violazione del Testo Unico dei doveri dei giornalisti ed del Codice deontologico”, spiega Capece.

“In buona sostanza, abbiamo constatato che, in relazione all’indagine di Milano sulle presunte violenze nel carcere minorile Beccaria, a nostro avviso non sono state osservate, da parte di qualche giornalista evidentemente in cerca di scoop, le regole deontologiche della professione”, prosegue il sindacalista. “Mi chiedo infatti se sia opportuno, e perché, rendere note le complete generalità di chi si trova interessato da un’indagine ancora in fase assolutamente iniziale. Cosa che, in effetti, non sempre avviene. Ricordo a me stesso che il Garante per la Protezione dei dati personali ebbe a ribadire che “l’esigenza di assicurare la trasparenza dell’attività giudiziaria e il controllo della collettività sul modo in cui viene amministrata la giustizia devono comunque bilanciarsi con alcune garanzie fondamentali riconosciute all’indagato e all’imputato: la presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva, il diritto di difesa e ad un giusto processo”.

“E questo vale, soprattutto, quando si tratta di veri e propri elenchi che per la loro consistenza, anche in caso di accertamento di reato, hanno una altissima probabilità di includere persone innocenti. E se anche ce ne fosse una sola a risultare innocente, tanto varrebbe ad indurre il cronista ad evitare di fare i nomi”, evidenzia. “Per questo intendo chiedere ai vertici dell’Ordine dei Giornalisti di vigilare attentamente che questa disposizione venga osservata dagli iscritti all’Ordine, in particolare da quelli che si occupano di cronaca giudiziaria”.

“Come detto e ribadito, confidiamo nell’operato della magistratura nella convinzione che la Polizia Penitenziaria”, conclude il leader del SAPPE, “è formata da persone che hanno valori radicati, un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente, soprattutto sventando centinaia e centinaia suicidi di detenuti. Non solo. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze ad opera di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. E questo, purtroppo, non lo racconta nessuno!”.

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