HomeCronacaMilano: minori che accoltellarono 22enne, 'ho seguito il gruppo, faccio schifo'

Milano: minori che accoltellarono 22enne, ‘ho seguito il gruppo, faccio schifo’

“Avrei dovuto interrompere in qualche modo l’aggressione, tirare via il mio amico, e invece ho fatto la cosa più facile, che era seguire il gruppo, seguire i miei amici anziché fare la cosa giusta che era aiutare Davide”. Sono alcune delle dichiarazioni rese dai tre minorenni accusati in concorso del tentato omicidio pluriaggravato del 22enne Davide Simone Cavallo il 12 ottobre 2025 nel corso di una rapina per una banconota da 50 euro in corso Como a Milano, episodio in cui il giovane bocconiano è stato ridotto in fin di vita e reso disabile.

Per quei fatti il gup di Milano, Alberto Carboni, ha condannato a 20 anni di reclusione il 19enne Alessandro Chiani e a 10 mesi per omissione di soccorso l’altro maggiorenne, Ahmed Atia. I minori sono stati tutti sentiti il 9 luglio dai giudici per i minorenni De Simone-Mariani-Moyersoen, fornendo la loro versione dei fatti, coerente ma leggermente diversa dalle ricostruzioni precedenti. Dalle trascrizioni, secondo il loro racconto, Cavallo sarebbe stato notato poco fuori da una discoteca, in stato di alterazione alcolica, mentre veniva rapinato da due soggetti in monopattino. Lo avrebbero inizialmente avvicinato per offrire aiuto, offrendosi anche di accompagnarlo a casa. Uno di loro di propone di dargli “fastidio” per poi chiedergli delle sigarette e soldi da “cambiare”. Prende 50 euro dalla mano del 22enne, il giovane li segue e nasce l’aggressione in più fasi con “calci” e pugni. Nessuno avrebbe visto con precisione Chiani estrarre e utilizzare un coltello.

Solo uno di loro ha ammesso di essere stato a conoscenza della presenza dell’arma, senza essere sicuro se fosse stata utilizzata. Allontanandosi è il maggiorenne che dice loro di averlo “forse” accoltellato. Circa 40 minuti dopo i fatti tornano sotto i portici senza trovare il corpo, polizia o ambulanze, sentendosi per questo motivo “rassicurati”. Della “gravità di quello che era successo” si sarebbero resi conto settimane dopo, una volta perquisiti o convocati in Questura o dopo il primo giorno al carcere minorile Beccaria, leggendo gli atti e le intercettazioni.

“Tornato a casa dalla Questura mi ricordo che ho iniziato a vomitare dal nervoso e mi facevo schifo per quanto accaduto – ha detto uno di loro -. Poi in carcere mi ricordo che sono stato male per i sensi di colpa che avevo, non riuscivo a dormire, a mangiare”. “Solamente – ha aggiunto – che all’inizio pensavo quello che ho fatto non era la stessa responsabilità” dell’unico ragazzo che ha sferrato il fendente

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