“Ho raccolto 81 firme da delegati di tutta Italia e sono stra soddisfatto, era quasi una mission
impossibile. E’ stato come fare il ministro del Turismo con il covid considerando il poco tempo (per raccogliere le firme, ndr) e senza strumenti. Mi sembra un ottimo risultato”.
Risponde così all’ANSA Massimo Garavaglia che ieri ha ufficializzato la sua corsa al congresso straordinario della Lega di sabato e domenica a Milano, dove sfiderà Matteo Salvini. Per candidarsi servivano almeno 80 firme di delegati di 4 regioni differenti.
Proprio su nomi e provenienza delle adesioni non entra nel dettaglio (“Rispetto la privacy”) ma assicura che non ci sono solo delegati lombardi (come lui) ma anche del centrosud. “Segno che non è una questione lombarda”, evidenzia. E interpellato sulle rivendicazioni di “nordisti” e governatori che hanno segnato gli ultimi mesi, si è limitato a dire: “Mi sembra un po’ surreale, per me quello che conta è allargare i consensi e quindi i voti, non mi pare che stiano andando bene. Questa è la necessità”.
Non insiste sulle difficoltà del partito (“Io guardo sempre in positivo”) e condensa in tre parole il nucleo del suo programma che porterà al conclave milanese: “Sano pragmatismo liberale”, spiegando che intende puntare su “meno ideologie, più pragmatismo e, in economia, risposte molto serie di stampo
liberale come è stato fatto bene finora dal ministro Giorgetti, e una Lega dei territori”. Infine, sul futuro assicura: “In prospettiva e anche se mi venisse data fiducia per un ruolo, per me vale il principio per cui nessuna delega è in bianco e che si lavora in squadra uniti”.













