Una condizione di profonda fragilità personale, sanitaria ed economica, maturata al termine di un percorso d’esistenza complesso e oggi approdata nelle sedi legali per il riconoscimento dei propri diritti. È la vicenda di una donna di oltre cinquant’anni, residente nel territorio magentino, che si è rivolta all’avvocato Annalisa Parisi.
La ricostruzione fornita dalla difesa affonda le radici in un passato segnato da sofferenze familiari che la donna avrebbe custodito in silenzio per decenni. “La donna – spiega l’avvocato – proviene da un contesto familiare economicamente agiato, che all’esterno appariva solido e sereno. Dietro questa immagine, tuttavia, si sarebbe consumata una realtà ben diversa. La mia assistita ha infatti raccontato di aver subito, fin dall’età di sei anni, abusi sessuali da parte di uno dei fratelli, portando per decenni in silenzio il peso di tale trauma, senza riuscire a confidarsi con alcuno”.
Nonostante le difficoltà d’origine, la protagonista della vicenda era riuscita a costruirsi un percorso di autonomia professionale, culminato nel 2010 con la gestione diretta di una propria attività d’impresa. “Un equilibrio che si è tuttavia incrinato negli anni successivi – continua – a causa del riaffiorare dei traumi vissuti, sfociati poi in un grave episodio personale che ha richiesto l’intervento dei sanitari e il successivo avvio di un percorso di assistenza sociale”. La donna è caduta in un profondo stato di fragilità.
“Invece di ricevere sostegno, – aggiunge il legale – la stessa si sarebbe trovata ancora più isolata. Secondo il suo racconto, la famiglia d’origine avrebbe rifiutato qualsiasi forma di aiuto, negandole persino ospitalità in un momento di gravissima difficoltà. A ciò si sarebbe aggiunta, sempre secondo quanto riferito dall’assistita, una lunga serie di umiliazioni e discriminazioni legate al presunto orientamento sessuale della donna, venuto a conoscenza dei familiari per vie indirette e mai accettato. Priva di appoggi familiari, la mia assistita fu costretta a rivolgersi ai servizi competenti, che ne disposero il trasferimento in una struttura di accoglienza. Anche in quel contesto, la donna ha tentato di non arrendersi, continuando a lavorare finché le sue condizioni glielo hanno consentito”.
A complicare ulteriormente il quadro dell’assistita è sopraggiunto circa un anno fa l’aggravamento delle condizioni di salute, con la diagnosi del morbo di Crohn, una patologia cronica e fortemente invalidante. Attualmente la donna si trova a dover affrontare spese quotidiane essenziali, dalla gestione dell’abitazione alle cure mediche, potendo contare unicamente su un sussidio di invalidità di entità ridotta, in un contesto di forte isolamento. “La donna non riesce più a sostenere le spese essenziali: – sostiene il legale – l’abitazione, la cura del proprio cane, i farmaci e i bisogni quotidiani. Tutto questo mentre, sempre secondo quanto mi è stato rappresentato, il resto della famiglia verserebbe in condizioni economiche del tutto diverse”.
Sulla base degli elementi raccolti e della documentazione ricostruita, la legale ha annunciato l’intenzione di procedere per le vie dell’azione civile al fine di tutelare la posizione della propria assistita e chiedere il ristoro dei danni patiti. “La mia assistita intende portare all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda dolorosa, maturata in un contesto di profonda solitudine”, spiega l’avvocato Annalisa Parisi. “Sulla base di quanto ricostruito, promuoveremo nelle sedi competenti ogni opportuna azione di tutela, richiedendo la condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali, quantificati sin d’ora in 500mila euro, in relazione ai pregiudizi derivanti da condotte fortemente lesive della sua dignità personale”.
Un caso che, al di là dei contorni giudiziari e delle rispettive posizioni che verranno valutate nelle sedi preposte, solleva una riflessione di carattere generale sul tema della vulnerabilità sociale e della rete di protezione per le persone che affrontano contemporaneamente malattia e profonda fragilità interiore. “Questa non è soltanto una vicenda privata”, conclude l’avvocato Parisi. “È anche il riflesso di un problema sociale più ampio: quello delle persone rese invisibili dal dolore, dalla malattia e dall’emarginazione. La mia assistita chiede oggi ciò che per troppo tempo le è stato negato: ascolto, dignità e giustizia”.













