MAGENTA – Non si è spenta, a distanza di 24 ore, l’eco dei provvedimenti di Procura di Milano e GDF dopo il fallimento della STF.
Dalle carte dell’inchiesta, infatti, pare emerga che mentre la società lasciava a casa, senza lavoro, circa un centinaio di dipendenti, venivano prelevati i soldi dalle casse aziendali. Da qui il provvedimento con cui ieri nove vertici di una società di Magenta, fallita già nel 2018 con debiti che si aggiravano intorno ai 200 milioni di euro, sono finiti di nuovo sotto la lente di ingrandimento dei finanzieri.
I militari infatti (compresi quelli della caserma di Magenta( coordinati dalla Procura meneghina, hanno eseguito sequestri per un valore complessivo di 19 milioni di euro: la società per azioni aveva anche ramificazioni internazionali.
Nel corso delle indagini, la Gdf ha riscontrato come il denaro veniva riscosso illecitamente dal management dell’azienda dal 2008, mentre i lavoratori rimanevano senza stipendio. Ma non finisce qui, visto che già all’inizio del 2021 i baschi verdi avevano posto sotto sequestro un’estesa porzione di un palazzo signorile settecentesco a Noto (Siracusa), in Sicilia, acquistata nel 2014 con il denaro prelevato dalle casse aziendali.

