HomeCronacaLa debolezza di chi è malato e l'empatia dei sani. Forza Dibba!

La debolezza di chi è malato e l’empatia dei sani. Forza Dibba!

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Prima di tutto, grazie. Grazie alla voce della Croce Rossa che ha risposto al telefono. Al 118. Al medico di base e al cardiologo che non mi hanno mai mollato. Agli infermieri che mi hanno sopportato. Al chirurgo che mi ha aperto il petto e mi ha messo 4 bypass. A tutto il personale del recupero.

Lo dico perché va detto, soprattutto da uno come me: in Italia la sanità pubblica, con tutti i difetti che le sputiamo addosso ogni giorno, ti cura. E ti cura bene. Gratis. Io sono tornato a una vita normale ed efficiente. Quindi basta con la narrazione del tutto fa schifo. A volte, l’Italia funziona benissimo.

Poi c’è la parte cinica, quella che vi piace. In tanti anni di politica e di polemiche social, di veleno ne ho messo. Tanto. E altrettanto ne ho ricevuto. È il gioco, lo so.

Ma quando sei lì, debole come non mai, con un tubo in gola e la paura vera di non tornare a casa, capisci chi sono le persone vere. Sono quelle venute in ospedale senza postarlo su Facebook. Quelle che ti hanno tenuto compagnia per pomeriggi interi al telefono, quando non avevi fiato neanche per bestemmiare. Messaggi, visite, presenze silenziose.

Sapete cosa non ho avuto? Un messaggio pubblico. Un “forza Massimo” dalle istituzioni. Dai miei ex rivali politici. Da quelli che ho criticato e che mi hanno criticato per anni.

Forse non ero abbastanza importante per una storia su Instagram. Pazienza. Me lo ricordo. Perché è proprio nel momento della debolezza massima che capisci la differenza tra chi ha ragione e cosa è giusto.

Se non abbiamo un minimo di umanità e compassione quando uno sta per lasciarci le penne, allora abbiamo chiuso. Non è più politica, è la fine della società civile.

E qui mi collego a quello che sta succedendo in queste ore ad Alessandro Di Battista.

Il Dibba, ex deputato M5S, fondatore di Schierarsi, reporter, uno che ha fatto della critica feroce al potere il suo mestiere. Venerdì 28 agosto, malore gravissimo a Cuba, ricoverato d’urgenza a Santa Clara, poi trasferito a L’Avana. Condizioni gravissime.

E il governo che lui ha sempre attaccato cosa ha fatto? Si è mosso. Subito. Palazzo Chigi con la massima attenzione, l’ambasciatrice italiana Simona De Martino in ospedale, aereo sanitario pronto per riportarlo a casa.

Non voglio fare la polemica idiota del “eh, se fosse stato uno di loro”. No. Voglio dire una cosa diversa, più scomoda per me stesso: è stato bellissimo vedere lo Stato che si muove per un suo cittadino, anche se scomodo.

Quello è il bene comune. Quello è il momento in cui la politica smette di essere malattia e torna ad essere cura.

Ecco il punto: possono esserci scontri profondi, intensi, cattivi. Ma l’umanità e il rispetto ultimo non vanno mai persi. Mai.

Io quella pietà, quell’empatia da sano a malato, dai miei ex avversari non l’ho ricevuta. Lui sì, e sono contento che l’abbia ricevuta. Perché nella malattia siamo tutti uguali. Non esisti più come politico, come polemista, come personaggio. Sei solo un corpo che soffre. E che ha bisogno di sentire che fuori qualcuno ci tiene che tu torni.

Fidatevi, non c’è cosa più grande per un malato che una visita. E non fa bene solo a lui, fa bene anche ai parenti che sono lì fuori, distrutti.

Quindi la mia storia diventa quella di tutti:

1. Abbiamo mille problemi, ma abbiamo anche dei pregi enormi. Difendiamoli. 2. Un abbassamento dei toni non sarebbe male. Non ci rende più deboli, ci rende più credibili. 3. L’umanità e la solidarietà non costano nulla. Ma per chi è malato, valgono più di qualsiasi farmaco.

Resta un ultimo difetto, quello che acceca tutti, malati e sani: l’ambizione. O peggio, la presunzione. Quella di credersi invincibili, intoccabili, superiori. Quella è la vera malattia che porta tutti gli altri mali. Forza Dibba. In pochi, se non ci sono passati, possono capire quel dolore lì”.

Massimo Moletti

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