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Dall'archivio:

Il tributo di Magenta al Cavalier Bruno Cavalazzi, l’uomo del fare che ti cercava con il suo sorriso

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MAGENTA –  La Basilica di San Martino questo pomeriggio era gremita per porgere l’ultimo saluto al Cavalier Bruno Cavalazzi, storico presidente dell’Associazione degli Artigiani del territorio, mancato nei giorni scorsi. Il numero delle persone presenti, delle associazioni di categoria e non con il Gonfalone, dei rappresentanti del comune, così come più in generale, di quei volti che esprimono il cuore pulsante di una comunità, danno la cifra di come, a sua volta, il signor Bruno, ne fosse una colonna portante.

Durante l’omelia funebre, il Parroco don Giuseppe Marinoni, ha parlato del suo ultimo incontro con il Signor Bruno in Ospedale nei giorni scorsi, per l’unzione degli infermi. Anche in quell’occasione, non era mancato quel sorriso gentile che caratterizzava un uomo del fare, tutto casa e lavoro, come il Signor Bruno.

“Normalmente – ha detto il Prevosto – prima che la malattia lo fiaccasse, il Signor Bruno lo vedevo sempre inappuntabile con il vestito della festa. Quasi ti cercava con lo sguardo, ti veniva incontro…”. Questo a dimostrazione di un uomo gioviale, che amava essere parte di quel tutto che era per lui la sua Magenta.

Don Giuseppe riprendendo le parole di San Paolo, rivolgendosi a figli e nipoti ha citato quel ‘Rallegratevi’. Come a ricordare che la morte è solo un momento di passaggio. Ma che evidentemente, seppur con tutto il dolore e le lacrime che porta con sé, non può e non deve certo essere la fine di tutto.

Più volte è stato citato il Bruno Cavalazzi dedito al lavoro, che sentiva responsabilità per la sua categoria, tanto da farne parte con ruoli di prestigio per oltre 40 anni.

Perché quello dell’artigiano, come ha avuto modo di dire in chiosa, il nostro collega Emanuele Torreggiani –  attraverso un discorso in cui non sono mancati i momenti di emozione più che legittima –  è stato un ruolo che tanto ha contributo a fare grande questo Paese. La cultura del fare, la volontà di imparare, ma anche la consapevolezza dei propri limiti, merce rara specie di questi tempi.

E poi il battersi per difendere un patrimonio costruito con fatica e passione. “Abbiamo fatto tutto quello che potevano”, usava ripetere il Cavalier Bruno nelle sue chiacchierate con l’amico Lele, guardando al nuovo mondo economico dettato dal mercato che s’affacciava con prepotenza con il nuovo millennio. Come dire noi abbiamo la coscienza a posto, quello che doveva essere fatto è stato fatto. Ed è infatti è sempre stato così.

Un discorso che vale per il Signor Bruno ma più in ultima analisi, che è espressione di intere generazioni che hanno ricostruito letteralmente l’Italia dalle macerie del secondo conflitto mondiale.

L’applauso corale di tutta la Basilica, dopo le parole pronunziate dal Nostro Torreggiani, sono state la testimonianza più bella dell’affetto e dell’attaccamento dei Magentini ad uno di noi che è andato avanti. Ma la cui Memoria e il cui Esempio sono sempre lì ben saldi davanti a noi.  Arrivederci Signor Bruno. 

 

F.V.

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