HomeMusicaHey Joe, how you doing there? Di Teo Parini (e tanti auguri...)

Hey Joe, how you doing there? Di Teo Parini (e tanti auguri…)

Facciamo i nostri migliori auguri a Teo Parini, collaboratore fedele (in punta di penna e passione) di Ticino Notizie, ormai da diversi anni.

“Vi siete mai chiesti perché il punk rock britannico fosse politico e il punk rock statunitense no? Due parole: Joe Strummer”. Domanda e risposta sono opera di Billy Bragg, il noto cantautore e attivista, e hanno il pregio di introdurre senza troppi fronzoli la figura senza tempo di un gigante, un uomo speciale spedito dagli Dèi sul pianeta Terra per cambiare il corso degli eventi.

John Graham Mellor, nato ad Ankara il 21 agosto di settantuno estati fa e prematuramente scomparso in seguito ad un attacco di cuore quale epilogo di una vita condotta sempre con il piede pigiato sull’acceleratore, si faceva chiamare, appunto, Strummer che, se letteralmente si traduce con strimpellatore, significa nel concreto colonna sonora di due se non tre generazioni di ragazzi diventati uomini, accomunati dal pensiero che il mondo potesse evolvere un giorno in un posto più equo per vedere crescere i propri figli. Joe, innanzitutto, incarnava plasticamente l’idea che fare musica potesse non essere relegato a mero esercizio di stile, una volubile parentesi di intrattenimento, ma assumere il ruolo storico di grimaldello capace di scardinare l’asfissia dell’ordine precostituito delle cose.

Un’arma di libertà, la chitarra, messa sulle spalle degli ultimi, dei senza voce, di quelli dimenticati, che spara note come il kalashnikov scatena tempeste di piombo e fuoco. Joe Strummer, Fender in mano e stella rossa impressa sul petto, è quindi la sintesi di un’epoca che non potrà mai essere dimenticata, arco temporale evidenziato sul calendario della storia perché spartiacque nell’evoluzione del pensiero, epicentro di un movimento planetario che aveva chiaro in mente cosa ne sarebbe stato di una società ingiusta e quale baratro avrebbe esplorato, suo malgrado, l’umanità tutta in assenza di una decisa presa di coscienza di classe. Joe vedeva oltre, antesignano, quindi seminava dove i più dicevano che non sarebbe mai cresciuto nulla, l’insieme di parole germogliate tra le dune sabbiose del deserto.

Cane randagio e anima sensibile, Strummer non fu solo un’icona punk come frettolosamente i meno attenti tendono oggi ad inquadrarlo. Orientò la carica esplosiva di una musica, il punk, che ebbe intrinseci i concetti della ribellione e ne fece un fortino inespugnabile; il porto sicuro in grado di far convivere sotto lo stesso cielo tutte le sonorità, dal reggae al folk, passando per il frastuono dei tafferugli e gli ukulele dei clochard, capaci di rendere tridimensionale, delineandola, la piaga della disuguaglianza sociale, infondendo, al contempo, ossigeno e speranza. Joe, con il coraggio che sposta le montagne, dettò la via verso un futuro che, se non può essere scritto, si ha il dovere di orientare nell’ottica del bene di tutti. Ci disse, infatti: “Mi piace ricordare che le persone possono cambiare tutto quello che vogliono. E questo vuol dire: qualsiasi cosa nel mondo. È ora di recuperare l’umanità e rimetterla al centro. Mostratemi qualsiasi Paese del mondo, c’è il popolo dentro. Pensate a questo. Senza il popolo non siete nulla”. Si chiama internazionalismo, nella sua accezione più pura, incontaminata, quella che emana autodeterminazione e libertà. La sua cifra stilistica.

Joe, diversamente da quanto avremmo voluto, non fu immortale. Anzi, lasciò questo mondo davvero con troppo anticipo, la conferma alla regola non scritta per la quale sono sempre i migliori ad abbandonare la scena per primi. Ad essere imperituro, però, è il suo lascito, un inesausto bagaglio culturale perennemente fresco perché di immutata attualità che abbiamo l’obbligo di non disperdere. Fratello maggiore, punto di riferimento, maestro, compagno di viaggio in un’avventura meravigliosa che ci ha reso persone migliori. Tanti auguri, Joe. Gli anni passano veloci come treni ma le idee resistono. Ciao amico, ci si becca prima o poi e quel giorno la legge avrà la sua sconfitta.

di Teo Parini

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