In occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, la figura del Santo d’Assisi torna a interrogarci sul valore della frugalità e della ricerca dell’essenziale. Ma quanto dista quel messaggio dalla realtà quotidiana che viviamo oggi?
È questa la riflessione di partenza da cui prende le mosse una profonda intervista al Dottor Giuseppe Rescaldina, psicologo, psicoterapeuta, scrittore e direttore dell’Università del Magentino oggi ospite negli studi di Malpensa 24TV.
Un confronto a tutto campo che mette sotto la lente d’ingrandimento le dinamiche della società contemporanea, sempre più orientata alla creazione continua di nuovi bisogni e consumi, e le ripercussioni che questo modello inevitabilmente produce.
Al centro dei quesiti rivolti allo psicoterapeuta vi è innanzitutto la condizione dei giovani, considerati l’anello più esposto e vulnerabile di fronte alle logiche dell’iper-consumismo.
Quali sono le conseguenze, a volte persino drammatiche, di un contesto che misura il valore dell’individuo attraverso ciò che possiede o ostenta?
La discussione tocca poi la dimensione simbolica dei modelli proposti dal mondo dello spettacolo e dei social media. Prendendo spunto da recenti episodi di cronaca rosa ed esibizionismo mediatico — come quello che ha visto protagonista il trapper Sfera Ebbasta accompagnato a San Siro da 14 fotomodelle “affittate” — l’intervista pone un interrogativo etico e sociale stringente: quale messaggio passa, soprattutto alle giovani generazioni, quando le relazioni umane e la figura femminile vengono ridotte a mero strumento di ostentazione o di ripicca personale?
Un focus specifico riguarda la condizione delle ragazze, esposte a una pressione sociale ed estetica crescente. Il tema dell’accettazione di sé, amplificato dalla cassa di risonanza dei social network dove un solo commento o una parola sbagliata possono segnare la vita di una persona, solleva interrogativi urgenti sulla fragilità emotiva degli adolescenti di oggi.
Di fronte a un quadro così complesso, il confronto si sposta inevitabilmente sul ruolo dei genitori e degli educatori, a partire dal mondo della scuola. In un’epoca in cui educare appare sempre più un compito difficile e pieno di insidie, quali indicazioni pratiche e orientamenti pedagogici è possibile offrire a chi ha la responsabilità di guidare le nuove generazioni?
Infine, l’intervista chiama in causa direttamente il mondo dell’informazione e dei Media. Con un momento di autocritica che parte dallo stesso linguaggio televisivo, ci si chiede se sia ancora possibile superare la logica del racconto “mordi e fuggi” o dell’inseguimento esasperato dell’audience a tutti i costi. L’obiettivo è provocatorio e ambizioso: lanciare un messaggio “politicamente scorretto” che rimetta al centro la qualità della comunicazione e la responsabilità sociale dei mezzi di informazione.
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