I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona hanno dato esecuzione a decreti di sequestro preventivo, anche per equivalente, nei confronti di 22 imprenditori, in prevalenza di origine cinese, attivi nel settore dell’abbigliamento all’ingrosso e al dettaglio e operanti in 14 regioni italiane.Le attività di polizia economico-finanziaria sono scaturite da una verifica fiscale nei confronti di un centro estetico di Albenga (SV), gestito da un individuo di origine sinica, il quale, pur del tutto privo di magazzino, dipendenti, capacità manageriali ed economiche, aveva emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società operanti in tutta Italia e anche all’estero per un ammontare di circa 20 milioni di euro.
Nel corso delle indagini di polizia giudiziaria sono state svolte nei confronti dei principali utilizzatori delle fatture attività di acquisizione documentale, di analisi dei conti, di perquisizioni personali, domiciliari e informatiche e di interrogatorio sono emersi elementi che hanno consentito di ipotizzare che numerose imprese, attive nel settore del commercio di abbigliamento e bigiotteria all’ingrosso e al dettaglio, annotassero nelle rispettive contabilità numerose fatture per operazioni inesistenti emesse non soltanto dal soggetto albenganese, ma anche da numerosi altri soggetti emittenti.Le fatture attestanti cessioni di beni, in particolare, presentavano un oggetto del tutto vago e generico, quale ad esempio “Shoes”/“Bijoux”/“Jeans”, senza indicare quantità, prezzo e modello del bene ceduto; le fatture relative a prestazioni di servizi (massaggi/trattamenti per il corpo ecc.) presentavano aspetti critici sia per gli importi dichiarati sia in quanto rivolte a persone giuridiche esercenti attività di commercio all’ingrosso ovvero al dettaglio.
Sulla base degli elementi raccolti il GIP, su richiesta della Procura della Repubblica di Savona, ha ritenuto sussistenti gli indizi di reato di emissione e utilizzazione di false fatture nei confronti dei soggetti considerati amministratori di fatto, veri utilizzatori delle fatture per operazioni inesistenti emesse, ed ha emesso sequestri preventivi, anche per equivalente, eseguiti dalla Guardia di Finanza.
I sequestri hanno avuto per oggetto disponibilità finanziarie liquide, azioni, quote sociali, fondi comuni e polizze assicurative per oltre un milione di euro, su preziosi, gioielli, borse e orologi di lusso del valore, stimato da qualificati periti, in circa 500mila euro, su 8 immobili di lusso, tra i quali un appartamento nel noto complesso milanese del “Bosco verticale”, una villa di 21 vani dotata di piscina, sauna e centro bellezza nel comune di Guidonia Montecelio (RM), un attico con piscina nel quartiere romano dell’Eur, un appartamento di pregio di 7 vani nel quartiere romano di Monte Sacro, un appartamento di dieci vani in Prato, un appartamento a Milano in quartiere Loreto, un villino a Vigevano (PV) e un appartamento di otto vani in Reggio Emilia, per un valore che, allo stato, è quantificabile in oltre 7 milioni di euro. Tali sequestri hanno trovato conferma a seguito delle impugnazioni proposte dagli indagati.
Al termine delle attività di indagine, acquisito il previsto nulla osta dell’Autorità Giudiziaria, sono state segnalate agli Uffici competenti dell’Agenzia delle Entrate e, da questi ultimi, cessate, d’ufficio, 105 partite Iva emerse nel contesto della frode e caratterizzate da plurime irregolarità amministrativo-tributarie, in numerosi casi vere e proprie società “apri e chiudi”, intestate a soggetti prestanome, gravate da ingenti debiti da riscossione, prive di magazzino e beni e il cui unico scopo era l’emissione, dietro compenso, di fatture false. In tal modo, è stato scongiurato ogni ulteriore, possibile utilizzo illecito delle partite IVA in argomento.












