Un bollettino di guerra quello degli incendi in Lombardia nel 2026: gli episodi registrati a Venegono Inferiore e Laveno Mombello (VA), Garzeno (CO), Lovero (SO), Cene (BG), Lumezzane (BS), Valmadrera (LC), per citarne solo alcuni, per una stagione davvero preoccupante per il patrimonio boschivo e per la biodiversità nella regione.
Anche i boschi lombardi pagano il loro tributo all’aumento delle temperature, visto che la combinazione tra caldo, stress idrico della vegetazione e scarse precipitazioni aumentano la probabilità di incendio, ma in generale restituiscono l’immagine di un patrimonio che sta vedendo ridursi il proprio margine di sicurezza. Dall’inizio dell’anno in Lombardia sono bruciati 606 ettari di bosco; niente a paragone con la Sicilia, dove ad andare in fumo è stato oltre il 54,4% del territorio, ma è proprio la distanza del Nord Ovest dagli hot spot più colpiti che fa riflettere.
Una sfida sicuramente difficile che la società dovrà raccogliere, dove non è solo il rischio a costituire un termine di paragone per gli interventi, ma anche gli obiettivi di sostenibilità. Parlando degli impegni presi in sede europea, la Strategia sulla biodiversità punta alla protezione del 30% del territorio entro il 2030, mentre la Nature Restoration Law introduce un obiettivo generale di misure di ripristino su almeno il 20% delle superfici terrestri dell’UE. Tutti parametri che coinvolgono anche le superfici boscate: difficile immaginare un ritorno degli investimenti se dall’altro lato le minacce alla loro integrità si moltiplicano.
“Vedere una foresta bruciare è un doppio campanello d’allarme, sia per il presente sia per il futuro di questo essenziale ambiente così tanto presente in Lombardia,” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Non basta far arrivare dal cielo lo spegnimento quando è troppo tardi, bisogna curare l’esistente con nuove strategie di intervento e soprattutto coinvolgere anche i cittadini in una maggiore consapevolezza sulla cura e sui rischi che i nostri comportamenti provocano. Bene che in Lombardia sia stato aggiornato il protocollo antincendio AIB, ma il clima cambia costantemente, e alla gestione degli incendi va affiancata una manutenzione costante delle foreste.”.
La persistenza di anomalie climatiche, la siccità che riducendo gli apparati radicali rende instabili gli alberi e l’accumulo di biomassa non gestita, continuano ad amplificare e prolungare le finestre di rischio sull’intero territorio nazionale.
Non bisogna poi dimenticare le foreste urbane, obiettivo della campagna regionale Cammina Foreste Urbane 2026 di Legambiente Lombardia: le foreste sono anche presenti dove, tra l’altro, si concentra la maggior parte della popolazione, e dove svolgono non solo importanti servizi ecosistemici, come la mitigazione termica e l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico e acustico, ma rappresentano il capitale naturale proprio dove esso può e deve entrare maggiormente a contatto con i cittadini, per sollecitare un diverso atteggiamento di cura nei confronti della natura.
“Per incrementare le foreste urbane dobbiamo de-sigillare i suoli asfaltati permettendo la messa a dimora di specie vegetali anche dove sembrerebbe impossibile farlo,” commenta Federico Del Prete, responsabile spazio pubblico Legambiente Lombardia. “Le infrastrutture per la mobilità devono sempre più fungere anche da corridoi verdi, non solo come corsie veicolari. Se vogliamo tenere il passo con gli obiettivi di rinaturazione dobbiamo cambiare completamente approccio allo spazio pubblico.”













