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Dalla Barona a Rozzano, ecco le famiglie che gestiscono il traffico della droga

I gruppi “criminali” hanno agito “principalmente nei territori di alcuni quartieri popolari milanesi, quali Barona, Gratosoglio, Quarto Oggiaro e in altri luoghi, come i Comuni di Rozzano e Lomazzo”, con a capo “elementi di notevole caratura e spessore criminale, legati a famiglie ‘storiche’ della malavita organizzata, quali Nazzareno Calajò, Luca Calajò, Walter ‘Chicco’ Pagani e Antonio Maiolo”.

Lo scrive il gup di Milano Mattia Fiorentini che in oltre 700 pagine di motivazioni traccia il quadro della maxi indagine su un traffico di droga, tra cui cocaina, nel capoluogo lombardo, diviso tra sette gruppi criminali e gestito in quartieri periferici della città, ma anche in altri Comuni del Milanese. Lo scorso 16 febbraio, infatti, il gup, con rito abbreviato ha inflitto quindici condanne, di cui tre a 20 anni di reclusione, in un filone della maxi inchiesta, condotta dai carabinieri e dalla polizia penitenziaria e coordinata dai pm della Dda Gianluca Prisco e Francesco De Tommasi.

A fine aprile 2023 erano stati eseguiti una trentina tra arresti e fermi e dall’indagine era emersa la figura del presunto “ras della Barona” Nazzareno Calajò, non condannato in questa tranche, oltre che un presunto traffico di stupefacenti nel carcere di Opera. Nel processo abbreviato, che vedeva al centro componenti di due presunte associazioni criminali dei quartieri Barona e Gratosoglio e di Rozzano, sono stati condannati, in particolare, a 20 anni Rocco Mandaglio, Luigi Ruggiero e Graziano Valesella, che avrebbe avuto un ruolo di “coordinatore in Spagna dei traffici dell’organizzazione” con “periodiche importazioni” di droga in Italia.

Un’indagata che era finita in carcere, Emilia Abello, difesa dall’avvocato Amedeo Rizza, ha ottenuto i domiciliari dopo la sentenza, che ha riconosciuto un suo ruolo di “partecipe” ma non di “promotrice” dell’associazione. E’ stata condannata a 8 anni e 10 mesi con le attenuanti generiche.

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