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Da Bergamo nuova cura per le malattie del fegato

BERGAMO Una nuova terapia genica sperimentale ha permesso di curare cinque pazienti affette dalla sindrome Crigler.Najjar, una malattia ultrarara che impedisce di eliminare la bilirubina, causando anche gravi danni cerebrali.

Finora l’unica terapia possibile era il trapianto e l’esposizione di notte ai raggi delle lampade ultraviolette per abbassare i livelli della bilirubina. Lo studio con i risultati è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. “Siamo di fronte alla prima prova in assoluto dell’efficacia sull’essere umano di una terapia genica in una malattia metabolica del fegato” ha spiegato Lorenzo D’Antiga, primario di Pediatria dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, sperimentatore principale del trial internazionale e primo autore dello studio. Per tre pazienti trattate con la dose più alta due anni fa è stata dimostrata l’efficacia nel correggere la malattia e non sono più costrette quindi alla ‘luce blu’ notturna. “Lo studio ha dimostrato il ripristino dell’espressione del gene UGT1A1, responsabile della sindrome, e un’ampia riduzione dei livelli di bilirubina, rimasta al di sotto del livello tossico per 80 settimane o più dal giorno del trattamento – ha aggiunto D’Antiga – Questa terapia potrà in futuro scongiurare il trapianto di fegato, l’unica soluzione definitiva per i pazienti con la sindrome di Crigler-Najjar. I risultati sono entusiasmanti e ci spingono a proseguire il progetto in rete con i nostri partner internazionali. Ora puntiamo anche a nuove sperimentazioni sulle malattie genetiche del fegato”. La terapia si avvale di un virus innocuo, svuotato del suo corredo genetico e sostituito con il gene da correggere. Il virus, chiamato in gergo tecnico “adeno-associato”, entra nelle cellule epatiche, raggiunge il nucleo e libera il piccolo frammento genetico che va a posizionarsi accanto al Dna della paziente, senza modificarlo. Da questo momento il ‘gene terapeutico’ inizia a produrre la proteina che i cromosomi originari non erano in grado di sintetizzare, a causa della mutazione che determina la malattia. La terapia genica si è già rivelata efficace per il trattamento di diverse malattie e continua a dimostrarsi promettente per molte altre, tra le quali malattie rare finora considerate incurabili” ha sottolineato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso facendo i complimenti ai ricercatori e a chi ha collaborato “al raggiungimento del risultato clinico più importante: la guarigione delle pazienti”. “”La ricerca – ha aggiunto la dg del Papa Giovanni Maria Beatrice Stasi – si conferma tra i principali asset strategici”. “Il nostro Ospedale – ha aggiunto il direttore sanitario Fabio Pezzoli – crede nelle terapie avanzate come parte integrante di un processo di continuo miglioramento dell’efficacia dell’attività clinica per i nostri pazienti. Il Papa Giovanni XXIII, anche grazie ad una intensa attività clinica e di ricerca nel settore dei trapianti, è tra i centri di riferimento in Europa per la cura delle malattie epatiche nei bambini, comprese quelle rare, che hanno impatti devastanti sulla vita dei bambini e delle loro famiglie”. La prima paziente trattata è stata Gaia, ventottenne di Varese, a cui è stato iniettato il virus il 18 novembre 2020. “Per tutta la vita ho dormito ogni notte sotto la luce blu di una lampada UV per contenere il più possibile i livelli di bilirubina – ha spiegato -, scongiurare possibili danni neurologici e cercare di mitigare il colore giallo della pelle, che spesso ha creato disagio psicologico e sociale. Il trapianto di fegato era l’unica soluzione per guarire. Oggi, grazie al progetto CureCN e al team di Lorenzo D’Antiga, la terapia genica per Crigler-Najjar è una realtà”. Le cinque pazienti finora trattate con questa innovativa terapia sono state arruolate da tre centri europei che fanno parte del consorzio scientifico CureCN per una sperimentazione internazionalepromossa da Généthon (Organizzazione fondata da AFM-Telethon, associazione di pazienti che organizza il Théléthon francese) e sostenuta da un finanziamento della Commissione Europea nel programma Horizon 2020.

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