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Agassi, Becker, Rios, Courier, Sampras, Serena e Venus Williams, Sharapova, Jankovic, Seles, Capriati e Hingis hanno in comune almeno tre cose. Tutti sono stati, in momenti diversi, grandissimi campioni del tennis; di più, del tennis, hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale; sono passati per le mani di Nick Bollettieri, appunto, l’uomo dei numeri uno.
Rino Tommasi, usando una metafora azzeccata, era solito ammonire sul fatto che per essere un buon fantino non fosse necessario un trascorso da cavallo. Detto terra a terra, tra i requisiti di un grande allenatore non c’ĆØ quello di avere trascorsi da campione. A cambiare i connotati del calcio, del resto, fu Sacchi e non Platini e, infatti, Bollettieri a tennis giocava tremendamente male. Al punto che gli esordi da coach gli fruttano due o forse tre dollari all’ora, emolumenti che sono solo amici e parenti a corrispondergli. Questione di tempo. Bollettieri ĆØ un visionario, coltiva dove gli altri credono non possa crescere un filo d’erba, punta sempre in alto. Siamo nel 1978, l’egemonia delle racchette in legno e budello pare destinata a proseguire a lungo e, soprattutto, la disciplina ĆØ ancora rigorosamente ancorata sul gioco verticale: il punto comincia a fondo campo e si conclude a rete. Bollettieri fonda l’accademia che porterĆ il suo nome anche quando il colosso IMG finirĆ per acquisire il gioiello senza toccare una virgola della gestione tecnica e la storia secolare del tennis sta per ricevere uno scossone. Pochi campi, per ora, tante idee. Anni addietro ĆØ stato un Marines e si vede lontano un miglio: i suoi metodi di allenamento sono feroci, sul campo non si scherza e fuori non sono ammesse concessioni di alcun genere. Ć il concetto di accademia militare applicato al tennis e ai suoi futuri dominatori.
Fin qui, forse, ancora nulla di eclatante, tanto che sono sempre in molti quelli che osservano quest’uomo perennemente abbronzato, occhiali da sole fluorescenti, torso nudo e ironia pungente, alla stregua di un cialtrone. Che ingenuitĆ . Per riscrivere le regole del tennis, una volta messa a punto la disciplina, serve però l’idea geniale che spariglia il mazzo di carte, e la sua ribalta il tavolo da gioco con tutte le fiches sopra. Bollettieri, per il tennis, ĆØ Euclide che incontra Newton. La verticalitĆ di cui sopra ruota il suo asse di novanta gradi tanto che il punto dev’essere guadagnato lontano dalla rete colpendo la pallina il più forte possibile. Il nuovo mantra ĆØ quello di imparare a muoversi alla velocitĆ della luce con i piedi sempre incollati alla riga di fondo e senza mai indietreggiare, ciò a costo di impattare perennemente di controbalzo. Piedi veloci nella ricerca della palla, coordinazione robotica occhio-mano e, requisito se possibile ancor più imprescindibile, una forza mentale inviolabile, diventano il patrimonio genetico del giocatore moderno. La transizione dalla danza classica alla marcia militare, dal Bolshoi al campo di battaglia, dal fioretto al bazooka.
Un giorno, a fargli visita ĆØ una donna accompagnata da un ragazzino la cui voglia di diventare un giocatore vero ĆØ tangibile. Forte, per caritĆ , ma ha problemi irrisolti con il rovescio e la richiesta che viene avanzata a Bollettieri ĆØ quella di colmare una lacuna che pare essere insormontabile. Nick lo mette in campo, pochi attimi, un paio di consigli e qualche pallina colpita nemmeno troppo bene. Signora – disse – non serve incaponirsi sul lato debole di suo figlio, faremo sƬ che diventi il numero uno senza mai giocare quel colpo. Si chiamava Jim Courier, aveva un lato sinistro tremebondo che pareva lo swing del baseball e, ovviamente, il miglior giocatore al mondo lo diventò per davvero. Tuttavia, il sodalizio per eccellenza, quello per distacco più iconico, fu senz’altro instaurato con Andre Agassi, unione di personalitĆ antitetiche in un rapporto di odio e amore che fece dell’improbabile un questione prima possibile e poi leggendaria. L’intreccio di tennis, costume e marketing che rappresenta il momento zero dell’universo tennis cosƬ come, trent’anni più tardi, lo si concepisce oggi. Bollettieri lo comprese trent’anni fa, con imbarazzante anticipo sulla concorrenza.