Il Governo ha approvato la Legge di bilancio che è stata commentata anche dai sindacati, seppur con toni differenziati
Mercoledì il Consiglio dei ministri ha approvato la Legge di bilancio 2027, la quinta (e ultima) dell’attuale Governo. Tra le principali novità, sul tema del lavoro, il provvedimento punta a innalzare a 100 mila euro (dagli attuali 85 mila) il tetto di ricavi per l’accesso al regime forfettario degli autonomi, un’ipotesi che necessita tuttavia del via libera della Commissione europea.
Come richiesto da Cisl e Uil, la manovra prevede una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti retributivi legati ai rinnovi contrattuali e al 15% sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo, estesa anche al salario accessorio dei dipendenti pubblici. Sul fronte delle imprese, il Governo punta a rafforzare le maxi-deduzioni fiscali per le nuove assunzioni: l’agevolazione salirebbe dal 130% al 140% per i giovani e potrebbe toccare il 180% per le giovani madri, con l’obiettivo di dare una spinta all’occupazione e facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro di queste categorie.
Un secondo capitolo riguarda il sostegno alle madri lavoratrici. Rispetto all’attuale sgravio contributivo da 3.000 euro all’anno – riservato alle dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli -, l’Esecutivo vuole estendere la decontribuzione anche alle famiglie con due figli.
Restano invece aperti i nodi sull’eventuale taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 55 mila euro, Sul tavolo c’è anche un intervento sul meccanismo di perequazione degli assegni medio-alti, che risulterebbe penalizzante per alcune categorie di pensionati. Come ricorda l’economista Marco Leonardi, “c’è una legge non scritta ma ferrea della finanza pubblica in cui la spesa netta per le pensioni non può crescere. Ogni misura che ne allarga i cordoni della borsa deve essere immediatamente compensata da un taglio di pari entità. Sta accadendo di nuovo quest’anno. La proposta di introdurre nuove forme di pensionamento anticipato sarà finanziata attraverso un’ulteriore stretta sulla rivalutazione degli assegni che superano i 2.000 euro netti al mese”.
Le reazioni delle organizzazioni sindacali, non si sono fatte attendere. Nel documento approvato dal Comitato esecutivo confederale, la Cisl ribadisce con chiarezza la propria posizione sulla manovra: “Le risorse disponibili non devono essere distribuite con la solita logica dei bonus a pioggia”. Il sindacato di via Po chiede invece al Governo di concentrare gli investimenti su priorità strategiche e riforme di lungo respiro, tra cui lavoro, previdenza, scuola, università e ricerca, welfare, infrastrutture, Mezzogiorno e Zes Unica.
Nell’intervista rilasciata a Il Riformista, la Segretaria generale Daniela Fumarola evidenzia le coordinate entro cui si muove la manovra 2027: “Più della metà dei 26 miliardi previsti è in deficit, vincolato in deroga a temi come energia e difesa e nel merito passi avanti sono stati fatti”. Tuttavia, il sindacato individua due punti critici da correggere prioritariamente: “Le nuove regole di indicizzazione delle pensioni colpiscono il ceto medio, un segmento già provato da anni di strette che ha perso consistente potere d’acquisto dopo una vita di lavoro. Il secondo fronte riguarda la flat tax fino a 100mila euro, un provvedimento che assorbe ingenti risorse ed estende i divari sociali”.
A sostegno di questa linea sono già state programmate tre manifestazioni a Genova, Gioia Tauro e Roma, con l’obiettivo di sollecitare la politica verso un patto sociale capace di attraversare questa e la prossima legislatura. Nel riaffermare la propria autonomia da qualsiasi schieramento politico, la Cisl rivolge un appello alle forze politiche e sociali affinché superino l’attuale polarizzazione. “Da oltre trent’anni il Paese soffre della sindrome di Penelope”, conclude la sindacalista. “Ogni maggioranza disfa la tela del Governo precedente per ripartire da zero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: produttività, crescita, salari e welfare continuano a rimanere in affanno”.
Diversa è invece la posizione della Cgil. Già nei giorni successivi alla presentazione del Documento programmatico di bilancio da parte del Governo, il maggior sindacato italiano aveva dichiarato, in solitudine, lo sciopero generale per il 20 novembre, contestando un “rilevante incremento della spesa militare con 14 miliardi in più nel prossimo biennio, a fronte di un’imperversante crisi economica e sociale”.
“È il momento di produrre cambiamenti reali e unire le battaglie di lavoratori, pensionati, studenti e giovani”, ha detto il Segretario generale Maurizio Landini. Una linea rigorosa che non rappresenta una novità, perché anche durante il Governo Draghi, il leader della Cgil aveva chiesto a Cisl e Uil (che non lo avevano assecondato) di proclamare lo sciopero generale subito dopo la presentazione della manovra, prima ancora del consueto incontro tra le parti sociali e del passaggio parlamentare.
Il capitolo previdenziale sarà uno dei nodi più delicati del confronto con il sindacato. Secondo quanto emerso all’interno della maggioranza, il Governo avrebbe raggiunto un’intesa per stanziare poco meno di un miliardo di euro in un apposito fondo, destinato a finanziare interventi sulla flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Il paradosso è che le nuove pensioni anticipate non le pagheranno i giovani, come spesso si sostiene, ma gli stessi pensionati, attraverso la mancata rivalutazione degli importi pensionistici all’inflazione per adeguarli al costo della vita rilevato dall’Istat.
Angelo Colombini













