Lavorare nel commercio al dettaglio e nella somministrazione richiede oggi un notevole sforzo di resilienza. Se a uno scenario economico generale già complesso si sommano le criticità locali, come il cantiere per il rifacimento di piazza Liberazione, che continua a mettere a dura prova l’accesso alle attività del centro, il quadro operativo diventa particolarmente delicato. È in questo contesto che si inserisce una vicenda avvenuta di recente in via Mazzini, nella zona a traffico limitato a pochi passi dalla piazza principale, che solleva interrogativi sul rapporto tra rigore normativo e sensibilità istituzionale.
Al centro della vicenda vi è un noto esercizio pubblico della via. Per delimitare e valorizzare il proprio spazio esterno, la titolare utilizza grandi vasi decorativi. Durante la stagione estiva, tuttavia, l’area serale e notturna è spesso teatro di partite improvvisate da parte di comitive di giovanissimi che, in alcune occasioni, utilizzano proprio i pesanti contenitori come pali per partite di calcio di strada, spostandoli dalla loro sede originaria.
La mattina seguente, trovandosi a gestire l’apertura del locale in solitaria, la commerciante si è più volte affidata alla cortesia degli operatori ecologici di passaggio per ricollocare i vasi nella posizione originaria. Un’operazione compiuta “a occhio”, date le difficoltà fisiche e l’assenza di strumenti di misurazione di precisione, con un margine di errore inevitabile.
Nel corso dei controlli di routine effettuati a fine settembre, gli agenti della Polizia Locale, utilizzando un odometro (la rotella metrica), hanno verificato le dimensioni del dehor. Dalla misurazione è emerso uno sconfinamento di venti centimetri rispetto ai tre metri regolarmente autorizzati (tre metri e venti centimetri il totale rilevato).
Un’infrazione formale che, sul piano strettamente normativo, sussiste. Tuttavia, a fare discutere non è la contestazione del dato oggettivo, quanto le modalità con cui si è giunti alla sanzione. Sul momento, secondo quanto riferito, non sarebbe stato rivolto alcun invito verbale o bonario alla titolare per correggere immediatamente la posizione del vaso, preferendo annotare l’irregolarità sul foglio di servizio.
A distanza di circa un mese, la situazione si è tradotta in una sanzione amministrativa di 180 euro notificata tramite PEC.
La notizia ha suscitato reazioni critiche tra i cittadini e tra le categorie economiche locali. Molti osservatori evidenziano come una rigidità sanzionatoria di questo tipo, applicata per una manciata di centimetri in un periodo storico in cui il tessuto commerciale cittadino sta già affrontando forti perdite economiche legate ai disagi dei cantieri pubblici, appaia sproporzionata.
Da un lato vi è la posizione del Comando della Polizia Locale, tenuto a fare rispettare rigorosamente le regole e i confini delle occupazioni di suolo pubblico. Dall’altro, commercianti e cittadini invocano una maggiore flessibilità e l’utilizzo del buonsenso amministrativo, come un semplice richiamo verbale volto al ripristino immediato della conformità, evidenziando come l’assenza di un dialogo preventivo rischi di acuire la distanza tra istituzioni e operatori economici in una fase già particolarmente complessa per la città.













