Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano sugli arresti considerati illegali condotti da una sezione della stessa Polizia locale milanese. Un sesto agente, un uomo di 55 anni, è finito agli arresti domiciliari su decisione del giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino, a seguito degli interrogatori preventivi svolti nei giorni scorsi.
L’ordinanza cautelare è stata eseguita questa mattina dagli stessi agenti della Polizia locale, sotto il coordinamento del pubblico ministero Giovanni Tarzia. Contestualmente alla misura, si è proceduto a perquisizioni personali e al sequestro di telefoni cellulari e dispositivi informatici.
L’inchiesta aveva già portato nell’agosto scorso all’arresto di cinque agenti, inizialmente condotti in carcere e successivamente trasferiti ai domiciliari per decisione del Tribunale del Riesame. Tra loro figura l’ormai ex commissaria Ilenja Sabato, dimessasi nei giorni scorsi e indicata dagli inquirenti come la figura di riferimento del gruppo sotto indagine.
Con il prosieguo delle attività investigative, Procura e Polizia locale hanno ricostruito in totale almeno otto casi di arresti ritenuti illegali, per lo più legati a contesti di spaccio di sostanze stupefacenti. Complessivamente, le contestazioni a carico dei sei agenti sono salite a 33 capi d’imputazione, che comprendono a vario titolo le ipotesi di reato di falso, peculato e calunnia. Nell’ambito dell’attività d’indagine e delle relative ricostruzioni sono emersi anche i coinvolgimenti di due persone residenti nell’hinterland milanese, rispettivamente a Corbetta (a piede libero) e a Settimo Milanese.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia della durata di circa tre ore, il 55enne finito ai domiciliari ha reso dichiarazioni in merito alle modalità operative contestate. Secondo quanto riferito dal suo legale, l’avvocato Roberto Grittini, l’agente avrebbe “riconosciuto le sue sbavature e gli errori”, sostenendo al contempo la convinzione del gruppo che si stesse operando per “assicurare alla giustizia dei pusher che dovevano essere arrestati, anche se certamente venivano usate modalità bislacche”.
Lo stesso legale ha poi rilasciato una dichiarazione critica sull’origine e sul contesto temporale dell’inchiesta: “Nata come questione politica che ha chiesto ed ottenuto la pulizia di Milano dai pusher con l’impiego della polizia locale, ora si trasforma in ulteriore scelta politica proprio prima delle elezioni del sindaco di Milano. Sono tutte circostanze che fanno riflettere su quest’indagine e sulle misure eccessivamente applicate”.













