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Acqua, clima e cooperazione per il fiume Ticino

Come cambierà il fiume Ticino nei prossimi decenni? E quali strumenti saranno necessari per gestire una risorsa sempre più preziosa come l’acqua?

Sono queste alcune delle domande al centro del workshop dedicato alla “Gestione virtuosa delle acque in un’ottica di costruzione di un Contratto di Fiume”, che si è svolto il 15 ottobre a Cameri presso Villa Picchetta, sede dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore e che ha riunito enti, personale tecnico, amministratori e portatori di interesse per proseguire il confronto su una delle sfide più importanti per il futuro del bacino del Ticino. L’incontro è inserito nella cornice di Iniziativa Ticino, che promuove una visione condivisa del corridoio ecologico del Ticino tra Italia e Svizzera, e finanziato dal progetto VISTA TICINO nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Italia-Svizzera.

Il clima sta cambiando il volto del Ticino

La giornata, moderata dalla Direttrice dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore – Piemonte, Monica Perroni, si è aperta con la presentazione del progetto VISTA TICINO da parte di Martina Spada, di Istituto Oikos, che ha illustrato obiettivi e finalità del percorso partecipativo avviato dal progetto.

Uno dei temi centrali emersi dalle relazioni riguarda gli effetti del cambiamento climatico sul regime delle acque. Nel suo intervento, Francesco Tornatore dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po ha illustrato alcuni degli scenari che interesseranno il bacino del Ticino nei prossimi decenni. Tra i fenomeni più significativi figura la progressiva riduzione dell’innevamento alpino, destinata a modificare profondamente la disponibilità di acqua lungo il corso del fiume. Gli scenari presentati indicano una riduzione dell’innevamento annuo compresa tra il 32% e il 42%, con conseguenze che potrebbero tradursi in lunghi periodi siccitosi caratterizzati da temperature elevate, alternati a precipitazioni particolarmente intense e concentrate nel tempo. Non si tratta quindi soltanto di una diminuzione della risorsa idrica, ma di un vero e proprio cambiamento del regime delle portate del fiume, destinato a influenzare ecosistemi, agricoltura, usi civili e gestione del rischio idraulico.

Acqua e biodiversità: un sistema indivisibile

La relazione tra acqua e biodiversità è stata approfondita da Stefania Poma, responsabile della Conservazione ambientale dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore. Nel suo intervento ha evidenziato come l’ecomosaico del Ticino sia strettamente legato alla presenza, alla disponibilità e alla dinamica dell’acqua. Il fiume, le zone umide, gli ambienti forestali e gli altri habitat che caratterizzano il territorio formano infatti un sistema ecologico interdipendente, nel quale l’acqua svolge un ruolo fondamentale per il mantenimento degli equilibri naturali e della biodiversità. La biodiversità, è stato ricordato nel corso dell’incontro, non rappresenta soltanto un patrimonio naturalistico da conservare, ma costituisce una componente essenziale dei sistemi naturali da cui dipendono la qualità della vita e il benessere delle comunità umane.

Strumenti già esistenti e nuove opportunità

A partire da queste prospettive, Paolo Mancin della Direzione Ambiente Settore Tutela e uso sostenibile delle acque della Regione Piemonte ha illustrato il quadro degli strumenti di governance già attivi sul Ticino, evidenziando il ruolo svolto dalla Commissione Internazionale per la Protezione delle Acque Italo-Svizzere (CIPAIS) e dalla Commissione per la regolazione dei livelli del Lago Maggiore, che da decenni favoriscono il coordinamento tra i due Paesi nella gestione delle acque del bacino.

Gli interventi hanno mostrato come il Ticino possa già contare su importanti forme di cooperazione transfrontaliera, ma anche come le sfide future richiedano strumenti capaci di coinvolgere in modo più ampio istituzioni, portatori di interesse e comunità locali.

In questo contesto, il Contratto di Fiume è stato indicato come una concreta opportunità per integrare le esigenze di tutela della biodiversità, conservazione degli habitat, gestione della risorsa idrica e sviluppo sostenibile del territorio. Più che un semplice strumento di coordinamento, potrebbe rappresentare uno spazio stabile di confronto e cooperazione tra istituzioni, portatori di interesse e comunità locali.

Dalla teoria al territorio

La giornata ha alternato momenti di approfondimento tecnico a occasioni di confronto diretto tra i partecipanti. Particolare interesse ha suscitato la visita alla diga della Miorina, infrastruttura strategica per la regolazione dei livelli del Lago Maggiore e delle portate del Ticino, che ha permesso di osservare concretamente alcune delle dinamiche discusse durante la mattinata.

Il workshop ha rappresentato il primo di tre appuntamenti tematici con gli stakeholder piemontesi previsti dall’Ente di Gestione per contribuire al percorso partecipativo verso un Contratto di Fiume per il Ticino. I contributi raccolti durante la giornata confluiranno in un Protocollo di Intesa per la costruzione del futuro Contratto di Fiume del Ticino, con l’obiettivo di sviluppare una strategia condivisa per la gestione sostenibile del bacino.

Attraverso questo percorso, VISTA TICINO contribuisce agli obiettivi della più ampia Iniziativa Ticino, il programma che riunisce enti, istituzioni e comunità italiane e svizzere attorno a una visione condivisa del corridoio ecologico del Ticino e il cui segretariato è affidato a Istituto Oikos. In questa prospettiva, il progetto favorisce una lettura unitaria del bacino, riconoscendo le strette relazioni tra dinamiche idrologiche, funzionalità degli ecosistemi e qualità della vita delle comunità locali. L’obiettivo è costruire una governance capace di integrare tutela della biodiversità, gestione delle risorse naturali, sviluppo locale e benessere delle persone che vivono lungo il Ticino e il Lago Maggiore.

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