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Prosegue il Lugano Film Festival Diritti Umani

Prosegue il LUGANO FILM FESTIVAL DIRITTI UMANI 13a edizione, con queste proiezioni e conferenze.

EFFONDREMENT / COLAPSE, regia di Anat Even

Concorso internazionale di lungometraggi, anteprima svizzera

Anat è israeliana e farà ritorno al suo piccolo paese dopo le atrocità del 7 ottobre 2023.
È stata a lungo combattuta se tornare o meno, e quando lo fa, accende la videocamera e riprende più che può, per documentare come ha ritrovato quel che aveva lasciato.
Al primo ingresso, entra nella casa ormai abbandonata di alcuni parenti, dei quali sono stati sterminati tutti i membri.
Una tenda strappata è mossa dal vento su una finestra rotta: Anat non ci risparmia nulla, cocci e mobili per terra, macchie di sangue rappreso… Si può solo immaginare. Al muro sono ancora appese le foto di una famiglia sorridente che non c’è più, bambine incluse.
Fa male, certo.
Dopo aver vagato nel paese, deciderà di dirigersi verso la Striscia, per documentare cosa succede lì all’indomani dell’attacco.
L’orizzonte è desolato, terra bruciata ed edifici sbriciolati in lontananza.
Spesso i soldati le impediscono di proseguire troppo in dentro.
Anat non è contenta: spiega nel commento, che aveva sperato ci si chiedesse i motivi di un fatto del genere e non che si intraprendesse un’azione di violenta vendetta di massa. Eppure ha perso molti famigliari e amici.
Intraprenderà un rapporto epistolare con un amico fraterno che si trova al di là della ramina, per così dire.
Lui le fa notare che riprendere sempre e solo dal lato israeliano, non serve a molto ma lei non riesce a proseguire.
Anat gli invierà ogni giorno una lettera che riassume cosa sta facendo.
Purtroppo, lui deciderà di interrompere ogni scambio.
Anat si sposterà poi a filmare le proteste di gruppi israeliani contro Netanyahu, che lo definiscono un assassino e un vigliaccheria, ma lui passa a testa alta, scortato, incurante delle urla di alcuni suoi cittadini, per osservare da un punto privilegiato ciò che si sta facendo…
Non c’è molto che si possa fare, salvo osservare mestamente migliaia di soldati israeliani all’opera, che agiscono con la freddezza di un lavoro quotidiano qualsiasi, e a riflettere sull’indottrinamento di milioni di altri cittadini civili israeliani.

Alle 19 è stata inaugurata la mostra fotografica intitolata “ATTIVISTE SAHARAWI”, mostra ancora visibile presso le Vetrine del Cinema Corso di Lugano.
Autrice di una ‘storia fotografica’ in bianco e nero, che si apre sui volti di donne del suo Paese, con in un angolo riportato un codice Q-R attraverso il quale poter conoscere le loro vicissitudini, fatte spesso di abusi e grandi fatiche, NADJET HAMDI è stata presente, per raccontare le difficoltà di queste donne che vivono al limitare del Sahara Occidentale, donne completamente dimenticate, ed è rappresentante ufficiale del Fronte Polisaro in Germania. Lei stessa è riuscita a fuggire nel 1975, in seguito all’occupazione marocchina, stabilendosi da principio in Algeria.
In Svizzera, si occupano di aiutarla con la divulgazione della propria causa, i Comitati Svizzeri di Difesa del Popolo SAHARAWI.

Concorso internazionale di lungometraggi, anteprima svizzera

L’ENFANT BÉLIER, regia di Marta Bergman

Marta Bergman è una sceneggiatrice e regista belga, di origine romena, quindi con un passato migratorio alle spalle e proprio per questo, nei suoi lavori di ricerca, si addentra nelle storie umane che scaturiscono dai flussi migratori, che spesso vedono tristemente protagoniste persone sfruttate dai passatori di esseri umani, semplicemente alla ricerca di una vita migliore.
Tra loro, spesso dei bambini.
Nella fattispecie, si tratta di un film di finzione, basato su più storie vere (come mi ha spiegato lei stessa, rispondendo ad una mia domanda), nel quale la Bergman ha scelto di dare voce ad una giovanissima famiglia in fuga dalla Tunisia. Ospiti momentaneamente in un Centro profughi, dove sono presenti persone in fuga per più motivi diversi tra loro (non sempre la guerra), mostra come si creino delle competizioni persino fra rifugiati. A volte, dispetti.
I due protagonisti hanno solo se stessi e la loro bimba di due anni, malata di bronchite e alla quale cercano di rendere la vita più giusta per un bambino.
C’è molta quotidianità: sono fatti di carne e sangue come chiunque.
Fuggiranno su uno dei furgoni dei passatori, a loro volta con passati migratori e le loro vite si incroceranno con un poliziotto che deve difendere i confini, a volte non ce la fa e chiude gli occhi; ma in questa occasione, succederà qualcosa di brutto, di imprevisto, che lo metterà in conflitto con la sua coscienza, su ciò che sia giusto dire o meglio tacere: la polizia è la sua famiglia in tutti i sensi, e non è un caso che sia così.
Sono tanti gli interrogativi.
Alla politica belga interessa davvero?
Alcune rappresentanze sono solo di facciata?
Ai notiziari le sentenze…

PROMISE SPACES, regia di Ivan Marković (Francia, Germania, Serbia, Cambogia)

Concorso internazionale di Lungometraggi, anteprima svizzera

Trama ambientata in Cambogia, in una umida e accaldata città.
Il film ci mostra come le disparità economiche rendano tutto più difficile alle faglie di popolazione: chi è ricco se la cava, chi vive al limitare o al di sotto della soglia di sopravvivenza, fatica molto di più.
I problemi principali riguardano come difendersi dal caldo eccessivo, gli orari esagerati di lavoro, al quale spesso presentarsi lo stesso impeccabili e con nervi di acciaio, nonché il rischio di infortuni fatali, ed il cibo certo non di qualità per tutti.
Dietro l’angolo vari disturbi depressivi, dei quali nessuno si occupa.
Una donna inizialmente arrabbiata, perché non ha ricevuto un appartamento come lo aveva richiesto, in un grattacielo nuovissimo e ancora vuoto, che patisce probabilmente il clima strutturalmente e che suscita il dubbio che qualche inserviente vi abbia riposato all’interno, di nascosto, per stare al fresco, finirà per rendersi conto della immane tragedia quotidiana di persone più sfortunate di lei.

HUNGRY, regia di Susanne Brandstätter
(Austria)

Concorso internazionale di Lungometraggi.

Film atipico a metà tra la finzione e il documentario, si snoda sullo scorrimento di un ipotetico pianeta Terra di un non lontanissimo futuro, dove la vita umana ed animale, nonché gli insetti, sono rimasti sterminati dal disastro climatico.
Rimane l’acqua e alcune parvenze di crescita vegetale.
Le strutture costruite dall’uomo appaiono sovente sfondate, come in seguito ad un bombardamento, consumate dal tempo, e i supermercati svaligiati.
Curiosamente gli unici cadaveri ritrovabili saranno quelli di qualche animale in decomposizione.
Forse la regista ci ha risparmiato il peggio.
Un extra terrestre robotico atterrerà sulla Terra, con l’incarico di scoprire i motivi dell’estinzione umana.
Ritroverà una registrazione della film maker: le uniche voci fuori campo che sentiremo, saranno quella narrante dell’alieno e quella di Susanne, che finge di intervistare diversi scienziati – da qui le altre voci, quelle reali degli scienziati nominati alla fine -, in un documento di ricerca sul futuro ambientale del pianeta e gli influssi su ecosistema e sull’uomo.

La trama si basa su ricerche vere.

L’avvertimento è solo uno: le generazioni future rischiano l’estinzione per fame, con modifiche conseguenti alle democrazie e non di meno, prevedibilmente, ai prezzi, fatto che osserviamo già oggi e che crea naturalmente maggiore disparità.

Che dire? Viene inizialmente dimostrato come il Co2 spinga le piante all’aumento della produzione di zuccheri, e di conseguenza alla diminuzione di produzione di altri nutrienti essenziali.

Le piante non sono strutturate per consentire la nostra sopravvivenza ma la propria!

In secondo luogo, l’aumento delle temperature causa modifiche alla flora dei terreni: scopriamo che il terreno del nostro pianeta è dotato di microbiota proprio come noi. Ad avere la peggio, i funghi e i batteri. I microbi resistono e si adattano, aumentano di forza ma non sappiamo se anche quelli cattivi.

Il continuo nutrimento con antibiotici alle bestie di allevamento, sta modificando il loro microbiota e quando evacuano, nuovi batteri e microbi si espandono per km… Si modifica il microbiota del terreno e… Quello umano!

Le modifiche del microbiota del terreno possono interferire con la sua capacità di trattenere Carbonio.

In un circolo vizioso, inoltre, si modificano anche le proteine prodotte dalle carni.

C’è ancora tantissimo da dire indi un documentario altamente scientifico, che ha dimostrato con parole concrete cosa sta succedendo.

È possibile invertire il processo? Sni. Ciò che si è avviato, potrebbe avere conseguenze già per decenni.

Impatto devastante.

Di seguito, i link video:

(Nota Bene parte dei video che seguono sono in lingua francese).

Conversazione con la regista Marta Bergman del film L’ENFANT BÉLIER (parti in francese, il primo con la mia domanda e risposta):

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Discorso tematico del Prof emerito Giovanni Barone Adesi (in italiano):

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Introduzione alla mostra anticipata in articolo:

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A cura di Monica Mazzei
Redattrice culturale per
TicinoNotizie.it

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